«Con me niente mafie. Per Acquaroli difficile evitare la commissione d’inchiesta già negata per Atim e plasma»

Luca Ceriscioli, lei era governatore in quel fine ottobre 2016: cosa ricorda delle tremende scosse che devastarono le Marche?
«Ricordo che stavo andando a Camerino per un incontro con l’allora rettore Flavio Corradini, incontro che abbiamo ovviamente annullato per recarci immediatamente a Macerata: dalla sede della Protezione civile abbiamo coordinato le attività nelle primissime ore dell’emergenza. Considerando l’entità della scossa maggiore, magnitudo pari a 6.5, non aver registrato vittime è paragonabile a un miracolo».
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Cos’ha pensato nelle prime fasi?
«Mi sono subito reso conto delle difficoltà in termini di gestione dell’emergenza. La priorità era dare risposte serie e affidabili ai cittadini. L’inverno era vicino, ma in pochissimi giorni siamo riusciti a trovare una sistemazione per 20mila persone grazie all’immenso lavoro della Protezione civile e della risposta corale dei marchigiani, da Gabicce a San Benedetto del Tronto».
Quali azioni avete messo in campo per fronteggiare quei primi, drammatici momenti?
«Il primo Ufficio speciale per la ricostruzione era composto da soli tecnici regionali. E il governo (Renzi e poi Gentiloni, ndr) ha stanziato risorse economiche importanti per la ricostruzione. Servivano misure straordinarie».
A distanza di dieci anni, che giudizio dà su quanto fatto?
«Penso che senza le casette Sae oggi in quelle zone ci sarebbe il deserto. Una scelta di grande qualità, queste casette hanno permesso di urbanizzare delle aree e metterne in sicurezza altre. Fu un lavoro enorme. Molte di queste casette potrebbero essere riconvertite in soluzioni per alloggi. Rivendico la qualità di quelle scelte. Il tempo è galantuomo. Alla fine dell’emergenza c’erano tante attese, si è fatto quel che si poteva fare in quei tempi».
Poi avete affrontato anche i primi step della ricostruzione vera e propria.
«Abbiamo deciso di lavorare basandoci su una Piattaforma e non su fogli Excel. Può sembrare una banalità, ma fu una scelta fondamentale per avviare la programmazione della ricostruzione pubblica, consentendoci un monitoraggio in tempo reale».
In questi giorni è emersa l’indagine in merito a un sistema di subappalti illeciti con presunte infiltrazioni delle mafie nella ricostruzione post-terremoto che ha portato in carcere l’ex capo di gabinetto del governatore Acquaroli.
«Il primo commissario per la ricostruzione era Vasco Errani, presidente per 15 anni in Emilia-Romagna. Il suo mantra era “State attenti, dobbiamo evitare qualunque possibile margine di manovra che possa favorire la presenza della criminalità organizzata”. Errani parlava a ragion veduta dal momento che era governatore di una regione colpita dal sisma già nel 2012. Un commissario ferreo, prezioso in termini di relazioni, ho sempre seguito la sua linea e i suoi insegnamenti etici. Il suo successore Giovanni Legnini era validissimo nella lettura e applicazione delle norme».
Che giudizio dà su quanto sta emergendo in questi giorni?
«È importante separare gli aspetti giudiziari e quelli politici. In questi anni hanno negato all’opposizione la Commissione d’inchiesta su Atim e sul “caso plasma”. Forse questa sarà l’occasione buona per istituirne una alla fine delle indagini, per creare un clima positivo e analizzare tutti gli aspetti politici. Anche la premier Meloni e il Parlamento dovrebbero riflettere su questa vicenda che è di carattere nazionale».
Ritiene che il Consiglio regionale possa dare il via libera a questa commissione di inchiesta?
«Per Acquaroli e il centrodestra sarebbe davvero dura negarla. La vicenda è troppo seria».




