Economia

Europa, il Gnl Usa può coprire l’80% dell’import entro il 2029


La guerra in Medio Oriente e le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz stanno producendo un effetto paradossale per l’Europa, oggi esposta a nuove vulnerabilità geopolitiche, prezzi elevati e una crescente concentrazione delle importazioni su pochi fornitori. È quanto emerge da una nuova analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa).

Il passaggio dal gas russo via gasdotto al Gnl avrebbe dovuto rafforzare sicurezza energetica e diversificazione delle forniture. Invece il risultato è stato opposto. I dati Ieefa relativi al primo trimestre del 2026 mostrano infatti che gli Stati Uniti hanno coperto il 63% delle importazioni europee di gas naturale liquefatto, quota destinata a salire a circa due terzi entro fine anno e potenzialmente all’80% entro il 2028-2029.

Tra il 2021 e il 2025 le importazioni europee di Gnl statunitense sono più che triplicate, mentre quelle russe via pipeline diminuivano progressivamente. Eppure, Mosca resta ancora il secondo fornitore europeo di Gnl: nel primo trimestre del 2026 le importazioni di gas liquefatto russo sono cresciute del 16% su base annua, raggiungendo un record storico trimestrale.

“Il Gnl è diventato il tallone d’Achille della strategia europea di sicurezza energetica”, denuncia Ana Maria Jaller-Makarewicz, lead energy analyst per l’Europa dell’Ieefa. Il think tank sottolinea inoltre come il Gnl americano resti mediamente il più costoso per gli acquirenti europei.

Italia

Nel 2025 il nostro Paese è stato il più dipendente dal Gnl qatariota: il 33% delle importazioni italiane proveniva infatti da Doha. Ma nel primo trimestre del 2026 il quadro è cambiato rapidamente, con gli Stati Uniti saliti al 55% delle forniture di Gnl. Ieefa puntualizza inoltre che l’Italia già nel 2025 ha speso circa 3,5 miliardi di euro per il Gnl americano.

Intanto continua l’espansione della capacità di rigassificazione nazionale: il terminale di Ravenna è entrato in funzione nel 2025 attraverso la Fsru BW Singapore, mentre Adriatic Lng ha aumentato la propria capacità a 9,5 miliardi di metri cubi.

Il dato più significativo riguarda però l’utilizzo degli impianti. Il terminale di Panigaglia ha registrato nel primo trimestre del 2026 un tasso di utilizzo del 12,4%, il più basso di tutta l’Unione europea. Anche Ravenna, a marzo 2026, risultava utilizzato soltanto al 25%, rafforzando i dubbi sul rischio di sovracapacità infrastrutturale.

Restano inoltre incerti due progetti strategici: il terminale di Porto Empedocle in Sicilia non è stato confermato, mentre anche l’entrata in funzione del terminale di Gioia Tauro prevista per il 2026 appare ancora senza conferme definitive.

Germania, Francia e Spagna

La Germania è il Paese europeo più esposto al Gnl americano: nel primo trimestre del 2026 ben l’89% delle importazioni tedesche proveniva dagli Stati Uniti, la quota più alta in Europa. Berlino continua inoltre ad accelerare sui terminali galleggianti e potrebbe quasi triplicare la propria capacità di rigassificazione entro il 2030, passando da 20,1 a 56,1 miliardi di metri cubi.

Francia e Spagna rappresentano invece il simbolo delle contraddizioni europee sul gas russo. Nel primo trimestre del 2026 la Francia è stata il maggiore importatore europeo di Gnl russo: il 35% delle sue importazioni proveniva infatti da Mosca. A gennaio Parigi ha raggiunto un record storico mensile.

Anche la Spagna ha visto crescere le importazioni di Gnl russo del 43% su base annua nel primo trimestre del 2026, che rappresentano ormai il 26% del totale spagnolo. Madrid ha inoltre aumentato la quota di Gnl americano, salita dal 45% al 55% in un solo anno.

Grecia e Polonia

Grecia e Polonia stanno invece investendo massicciamente nelle infrastrutture Gnl. Atene importa ormai il 73% del proprio gas liquefatto dagli Stati Uniti e punta a espandere fortemente la capacità di rigassificazione entro il 2030 attraverso nuovi terminali galleggianti. Se tutti i progetti previsti venissero completati, la capacità greca passerebbe da 12,5 a 33,5 miliardi di metri cubi in poco più di quattro anni.

Anche la Polonia dipende sempre più dal Gnl americano, che rappresenta il 75% delle importazioni. Varsavia continua però a investire in nuovi terminali sul Baltico, nonostante il think tank avverta che il calo strutturale della domanda europea di gas rischia di lasciare molte infrastrutture sottoutilizzate.

Il rischio sovracapacità

Ed è proprio questo il punto centrale dello studio Ieefa. Nonostante Bruxelles stia accelerando su efficienza energetica, rinnovabili e pompe di calore, molti Paesi europei continuano a costruire nuovi terminali Gnl.

Secondo il report, tra 2025 e 2030 la capacità europea di importazione di Gnl potrebbe aumentare del 24%, mentre il consumo europeo di gas potrebbe diminuire del 14% e la domanda di Gnl del 23%. Entro il 2030, avverte il think tank, la capacità europea di rigassificazione potrebbe addirittura superare l’intera domanda continentale di gas ed essere tre volte superiore alla domanda di Gnl.


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