Salone del Libro, l’esperto Di Perri: “L’Hantavirus non è il nuovo Covid”

“E’ assolutamente improprio paragonare l’Hantavirus al Covid, che aveva una trasmissibilità 10 volte superiore e poteva essere trasmesso anche da persone asintomatiche”. Alla vigilia dell’inaugurazione del Salone internazionale del libro di Torino, il virologo Giovanni Di Perri, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Amedeo di Savoia, traccia un quadro dei rischi reali di contagio in relazione a un evento al chiuso che richiama visitatori da tutta Italia.
Dottore, in Piemonte avete riscontrato casi di Hantavirus?
“No, a nostro umile sapere non ce ne sono. Hanno tracciato tutte le persone presenti sull’imbarcazione da cui è partito il virus e non sembra esserci nessuno che sia, in qualche modo, collegato al Piemonte”.
Il paragone con il Covid viene spontaneo. E’ sbagliato?
“È assolutamente improprio. Il Covid è dieci volte più trasmissibile e soprattutto si trasmetteva anche da soggetti asintomatici”.
Quali sono i sintomi con cui si manifesta la malattia?
“Inizia con febbre, mal di testa e dolori muscolari. La variante andina poi evolve in insufficienza respiratoria e, nei casi estremi, si muore di polmonite”.
Inizia il Salone del libro. Secondo lei c’è una percentuale di rischio nel ritrovarsi in uno spazio chiuso a contatto con centinaia di persone?
“No. Ragionevolmente non c’è nessuno rischio. Se ragioniamo così si rischia anche di contrarre la peste bubbonica”.
In che senso?
“Se arriva un indiano con il virus in fase di incubazione da Nuova Delhi a Torino e comincia a tossire proprio quando entra al Salone può contagiare. Voglio dire che, a livello teorico, può succedere di tutto”.
Torniamo all’Hantavirus. Che precauzioni prendere per andare al Salone?
“Iniziamo col dire che perché ci sia pericolo oggi bisognerebbe ammettere che uno degli ospiti di quella nave è sfuggito alla rigorosa procedure di controlli e sia arrivato a Torino. Lei consideri che se cominciamo a applicare integralmente delle misure di restrizione dovremmo essere in una restrizione permanente. Da tutto il mondo può arrivare qualcosa di sinistro. Viviamo in un mondo che ha un minimo di rischio”.
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