Emergenza Neet: l’Italia al quarto posto in Europa con il 13,3% di giovani inattivi. I dati

Il futuro di migliaia di giovani si sta perdendo tra le strade delle nostre metropoli. Una complessa indagine curata da Openpolis, basata sulle rilevazioni dell’Istat, ci restituisce una mappa dettagliata dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano.
A livello nazionale l’Italia si attesta al 13,3% di inattivi, un numero che ci posiziona al quarto posto nel continente, preceduti solamente da Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%).
L’anomalia italiana e il peso della dispersione
Guardando oltre i nostri confini emerge una forte particolarità urbanistica. Nel resto d’Europa l’inattività giovanile colpisce duramente le zone rurali. In Italia avviene l’esatto opposto: il disagio esplode nei grandi centri urbani, dove i Neet raggiungono il 14,2%.
I ricercatori sottolineano come il fenomeno sia strettamente connesso alla povertà educativa. Abbandonare precocemente gli studi si trasforma quasi sempre in una condanna a lungo termine: meno della metà di chi lascia i banchi in anticipo riesce a trovare un impiego, fermandosi a un tasso di occupazione del 47,2%.
Eppure, come precisa il rapporto, “per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull’intero territorio comunale”. Le medie cittadine mascherano infatti squilibri feroci tra un rione e l’altro.
Le voragini sociali del Nord e del Centro
Basta scorrere le tabelle del Nord Italia per rendersene conto. A Milano, la media del 20,4% unisce le realtà di quartieri borghesi come Pagano (al 19,6% con una dispersione scolastica ferma al 4,7%) e periferie in sofferenza come Parco Monluè – Ponte Lambro, che schizza al 32,1% di inattivi.
Una dinamica fotocopia si ripete a Torino, dove il dato globale del 19,9% nasconde l’eccellenza della Crocetta (13,5%) e la crisi di Borgata Montebianco (30,6%).
In Liguria, Genova chiude con un totale del 17,7%, bilanciando il virtuoso 12,2% di Pegli con il drammatico 28,0% di Ca Nuova. Anche a Venezia (media cittadina del 19,7%) si passa dal 17,9% delle zone lagunari della municipalità di Venezia-Murano-Burano alle difficoltà della terraferma, con la zona industriale di Marghera che sale al 23,7%.
Scendendo in Emilia-Romagna, Bologna vanta l’incidenza totale più bassa tra le metropoli, pari al 17,3%. Anche qui però le differenze sono abissali: l’area Scandellara abbatte i Neet al 5,6% (e azzera del tutto la dispersione scolastica), mentre la zona dell’Ex Mercato Ortofrutticolo sprofonda al 47,2%. In Toscana, Firenze si attesta al 17,7%, sfoggiando realtà come Ponte a Ema (10,0%) ma lottando con i paradossi del proprio cuore turistico, dove rioni come S. Spirito arrivano al 28,5%.
La frattura tra Roma e il Mezzogiorno
Il quadro si fa ancora più complesso spostandosi verso sud. La Capitale evidenzia un’incidenza media del 20,8%. I dati di Roma inglobano zone esclusive come il Nomentano (16,4%) e distretti popolari complessi come la Magliana, che tocca quota 38,7% di giovani fuori dai circuiti formativi.
In Campania, Napoli fa registrare un allarmante 29,7%. Le disuguaglianze interne sono macroscopiche: si viaggia dal 21,5% del quartiere Chiaia alla voragine sociale di San Giovanni a Teduccio, dove l’inattività giovanile colpisce il 37,1% dei residenti.
Poco più a est, il comune di Bari riporta una media del 22,1%, passando agilmente dal 17,1% del quartiere Picone al 32,2% della zona di San Nicola. Situazione simile in Calabria: Reggio Calabria indica un totale del 23,2%, con il Centro Storico che si ferma al 19,8% e aree esterne come Catona-Salice-Rosalì-Villa San Giuseppe che si spingono al 25,6%.
Le isole: record negativi a Catania e Palermo
Le tabelle restituiscono infine la fotografia delle isole maggiori, territori in cui i numeri assumono i contorni di una vera emergenza. Il primato assoluto spetta a Catania, che segna un’incidenza totale del 35,4%. Nel capoluogo etneo il divario è fortissimo: il 3° Municipio si mantiene al 22,0%, ma nel 1° Municipio quasi la metà dei giovani è esclusa da studio e lavoro, raggiungendo il 45,8%.
Pochissima distanza per Palermo, con un tasso globale del 32,4%. Quartieri come Malaspina-Palagonia scendono positivamente al 17,3%, ma nella zona di Palazzo Reale – Monte di Pieta’ la percentuale tocca uno spaventoso 52,2%.
Sempre in Sicilia, la città di Messina riporta un dato del 28,1%, oscillando dal 24,7% della IV Circoscrizione al 32,8% della III Circoscrizione. Chiude l’indagine la città sarda di Cagliari (21,8% di media): l’area de La Palma si rivela virtuosa con il 12,4%, scontrandosi con il quartiere Cep che sale vertiginosamente al 34,5%.
I dati
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