Corte Conti Ue, ‘ristrutturazioni case inefficienti, superbonus esempio eloquente’ – Altre news
“Le misure di ristrutturazione
finanziate dal fondo dell’Ue per la ripresa dal Covid, ossia dal
dispositivo per la ripresa e la resilienza, hanno consentito di
ottenere solo modesti risparmi energetici”. È questa la
conclusione principale di una relazione pubblicata dalla Corte
dei conti europea. Sono stati finanziati per lo più progetti
facili da realizzare, a scapito dei lavori di ristrutturazione
più profondi che produrrebbero più risultati sul lungo periodo.
“Senza misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui
risultati ed un monitoraggio più intenso, la spesa futura
potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in
materia di clima ed energia”, spiega la Corte dei Conti europea.
“Abbiamo constatato che troppo spesso i fondi dell’RRF sono
stati diretti a progetti per i quali potevano esser spesi più
facilmente invece che a quelli che avrebbero garantito i
migliori risultati” ha dichiarato Nikolaos Milionis, il membro
della Corte responsabile dell’audit. Nella maggior parte dei
casi – secondo il report – si sono preferite le
ristrutturazioni più semplici e veloci. Anzi, le visite di audit
negli Stati membri hanno accertato che i criteri di selezione
non servivano a stilare una graduatoria dei progetti in base al
loro impatto atteso. Così facendo, si riduce la probabilità che
il sostegno finanziario vada a quei progetti che potrebbero
consentire i maggiori risparmi energetici o alle famiglie che ne
hanno più bisogno. In altre parole,” i 43 miliardi di euro
stanziati dall’Ue che gli Stati membri hanno in programma di
spendere sono spesso impiegati velocemente invece che
strategicamente”, si legge nel rapporto.
La relazione evidenzia infine come non si tenga conto del
rapporto costi-efficacia degli interventi. L’analisi della
Corte, che prende in esame diverse tipologie di interventi,
edifici e scelte d’intervento, mostra che il costo dei risparmi
ottenuti per unità di energia varia enormemente da uno Stato
membro all’altro se esaminato in maggiore dettaglio. A tale
proposito, “il regime italiano del Superbonus, che da solo
dovrebbe ricevere quasi un terzo di tutti i finanziamenti
dedicati alle ristrutturazioni (14 miliardi di euro) nell’ambito
dell’Recovery, costituisce un esempio particolarmente eloquente.
I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere
quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto. Inoltre,
il regime copre fino al 110 % dei costi delle ristrutturazioni,
il che significa che il sostegno pubblico può essere superiore
ai costi effettivi”. A giudizio della Corte, “si tratta
manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue”.
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