Educazione sessuale, il 71% dei giovani la vuole a scuola e il 56% la chiede obbligatoria. Per il 31% la pornografia è l’unica fonte sul sesso

Se potessero scegliere chi deve parlare loro di sesso e di affetti, la risposta dei ragazzi italiani sarebbe la scuola. Lo pensa il 71% di un campione rappresentativo di 1000 giovani tra i 16 e i 25 anni coinvolti in un’indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo, presentata oggi 28 ottobre a Milano.
Nel frattempo, però, le risposte se le vanno a cercare da soli: online, sui social, con l’intelligenza artificiale e, per quasi un ragazzo su tre, nella pornografia.
Quello che i ragazzi non sanno
Le lacune emergono soprattutto quando si parla di salute. Il 72% ha idee sbagliate su come si trasmettono le infezioni sessualmente trasmesse; e quando si chiede quanto ne sappiano davvero, appena il 39% si sente preparato sulla clamidia, il 40% sulla gonorrea.
Il quadro non migliora sul fronte dei diritti riproduttivi: solo il 36% conosce in modo corretto la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, mentre l’81% non sa che cosa sia la Ru486.
Google prima del medico
Dove si cercano, allora, le risposte? La metà dei ragazzi, il 50%, digita le domande su Google; il 27% si affida alle piattaforme di intelligenza artificiale. Il medico resta in fondo alla lista: ci si rivolge al personale sanitario solo nel 18% dei casi, e appena il 14% ha messo piede almeno una volta in un consultorio.
Per il 31%, poi, la pornografia è l’unico canale da cui ha imparato qualcosa sul sesso. Eppure, sono gli stessi giovani a vederne i limiti: il 64% è convinto che non facciano che alimentare aspettative irrealistiche sulle prestazioni, il 59% che contribuiscano a trasformare le donne in oggetti.
La scuola, un’aula che i giovani chiedono
Il messaggio che arriva dai ragazzi è piuttosto compatto. Più di uno su due, il 56%, vorrebbe che l’educazione sessuale e affettiva diventasse obbligatoria; chi pensa che non debba entrare in classe è una piccola minoranza, il 2%.
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