Cultura

ecco i migliori film presentati alla rassegna newyorkese

Nelle opere maggiormente convincenti spiccano il nuovo film diretto da Edward Burns e una commedia amara che vede protagonista Marc Maron. Oltre a un allucinato horror turco…

L’edizione appena conclusa del Tribeca Film Festival ha confermato come in questi ultimi anni la kermesse di cinema indipendente che si svolge a New York abbia trovato una sua identità nella presentazione di opere di qualità cinematografica elevata, soprattutto se paragonata a quella di qualche anno fa. Resta da vedere quanti dei titoli presenti alla rassegna riusciranno a trovare una degna collocazione nel circuito distributivo interno. Rimane comunque film fatto che alcuni di essi hanno davvero soddisfatto l’esigenza sempre più impellente di un cinema capace di raccontare storie che appartengono alla nostra quotidianità. Questo ha permesso ad esempio a una serie di attori definibili come “caratteristi” di cimentarsi con ruoli principali complessi e sfaccettati, ottenendo dei risultati meritevoli di attenzione. Senza altri indugi, ecco qui sotto (in ordine alfabetico) i film che ci hanno convinto maggiormente al Tribeca Film Festival 2026. Buona lettura.

 

I migliori film visti al Tribeca Film Festival 2026

  • Finnegan’s Foursome
  • In Memoriam
  • Kingston
  • The Long Haul
  • Mutter: The Diary of a Mother

Finnegan’s Foursome

Diventato ormai uno dei volti maggiormente conosciuti e apprezzati del panorama cinematografico indipendente americano, Edward Burns ha presentato al Tribeca Film Festival il suo ultimo film interamente ambientato nei campi di golf immersi nei fantastici scenari irlandesi. Finnegan’s Foursome è la storia di due fratelli con i rispettivi figli che decidono di giocare la loro annuale partita di gold per rendere omaggio al patriarca appena scomparso, un istruttore con la vocazione per questo sport. Come quasi sempre gli capita, Burns è stato anche questa volta capace di tirare fuori il meglio dai suoi personaggi a livello umano, costruendo buca dopo buca un feel good movie sull’importanza delle tradizioni, dei rapporti familiari e dell’amore per lo sport. Il suo è un film gentile ma non scontato, che si avvale delle performance efficaci dello stesso Burns, di Brian D’Arcy James, Erica Hernandez, Brian Muller più la partecipazione straordinaria di Ian McElhinney. Operazione riuscita, sincera e capace di farti respirare la potenza e la dolcezza dei valori affettivi. Bella conferma per l’attore/regista. 

In Memoriam

A dieci anni da The Fundamental of Caring Rob Burnett è tornato dietro la macchina da presa per raccontare la storia di Langston Stanfield, attore ormai sul viale del tramonto che scopre di avere un cancro incurabile. Vorrebbe quindi adoperare i pochi mesi che gli rimangono per sistemare i rapporti affettivi che ha trascurato negli anni, soprattutto quello con la figlia mai frequentata. In Memoriam è un film che sfrutta con sorprendente efficacia un tipo di storia già conosciuta sfruttando una sceneggiatura che possiede almeno un paio di momenti di enorme capacità emotiva e riesce sempre a mettere in bocca ai personaggi battute non scontate. Il resto lo fa un cast preciso e corposo in cui troviamo Lily Gladstone, Judy Greer, Sharon Stone, Michael McKean, Alan Ruck, la bella sorpresa Talia Ryder ma soprattutto l’enorme protagonista Marc Maron: il comico infatti interpreta se stesso per lunghi tratti del film, salvo poi dotare la figura di Langston di un’ambiguità emotiva e psicologica che sanno di verità. In Memoriam è tanto divertente quanto profondo, e speriamo ottenga il riconoscimento in sala che indubbiamente merita. 

Kingston

L’esordio alla regia di Carlos Key e Kalijah Rowe punta lo sguardo all’interno prestigioso college americano, in cui si intrecciano le storie di tre studenti alle prese con vari tipi di problemi. Kingston infatti affronta con lucidità e precisione nella definizione dei personaggi le enormi difficoltà psicologiche e sociali che gli studenti di oggi devono affrontare in un ambiente dove la pressione è enorme. Il cast di attori ancora tutti o quasi alle prime apparizioni di rilievo è senza alcun dubbio efficace. Tra loro spicca per potenza espressiva Rose Badiru, interprete che speriamo presto di vedere all’opera. Kingston si sviluppa come un lungometraggio che sa come parlare dell’attuale condizione dei college americani, quelli dove il denaro posseduto conta comunque più di ogni altra cosa. Film ben costruito a livello narrativo e sviluppato attraverso una regia che mai esagera nel rappresentare la drammaticità di alcuni eventi. Per essere un’opera prima, Kingston possiede una maturità addirittura inaspettata. 

The Long Haul

Ancora un debutto da tenere in considerazione quello di David Drake. The Long Haul mette in scena l’America delle highway interminabili, solcate da camion che sembrano non fermarsi mai. Alla guida di uno di essi c’è CJ, donna che continua ad accanirsi sul proprio lavoro quando molto probabilmente sarebbe ora di smettere. Il fatto è che soltanto al volante lei riesce a tenere a bada i fantasmi del passato e il dolore che essi portano dietro. Una Margo Martindale ancora una volta ruvida e insieme dolcissima tratteggia un personaggio a tratti anche respingente, ma che possiamo comprendere in profondità soprattutto grazie alla sua stratificata e intensa interpretazione. The Long Haul si regge quasi interamente su di lei, ma lo fa con intelligenza e coscienza precisa di quello che vuole raccontare. memorabile anche il cameo di un altro grande caratterista come Stephen Root alla fine del film. Forse non nuovo come rappresentazione e narrazione, ma di certo curato e incisivo. 

Mutter: Diary of a Mother

Tra i lungometraggi internazionali presentati al Tribeca Film Festival spicca di gran lunga questo horror di origine turca diretto da Alphan Eseli. In un paesino sperduto e poverissimo dell’entroterra, la giovane Gül partorisce un essere raccapricciante, nulla di più lontano dall’essere umano. La giovane donna, in assenza di un partner dattela a gambe appena visto il “mostro”, deve tentare di sopravvivere a ogni costo. Hazar Ergüçlü è la potente protagonista di Mutter: Diary of a Mother, dramma a sfondo sociale che adopera la cornice dell’horror in maniera molto intelligente per parlare di condizione femminile in un ambiente abusivo, castrante e che rende impossibile una via d’uscita dalla condizione disastrata in cui la protagonista si trova. Molto interessante la scelta narrativa di non connotare l’’altro” attraverso nessuna cifra negativa se non l’orrido aspetto. In questo modo Mutter: Diary of a Mother diventa un dramma ancora più ficcante e schierato. Il film forse più riuscito visto a questa edizione del Tribeca Film Festival. 


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