Cultura

Converge – Hum Of Hurt

Il 2026 è ufficialmente l’anno dei Converge. Poco meno di quattro mesi dopo l’uscita di “Love Is Not Enough”, la band di Salem torna a dar fuoco alle polveri con l’incendiario “Hum Of Hurt”, un album che si propone come gemello diverso del suo predecessore (mi scuso per l’obbrobrioso gioco di parole che, ai lettori più vecchi, potrebbe aver fatto tornare in mente il non indimenticabile gruppo pop rap milanese).

Credit: Bandcamp

Sta di fatto che le due opere sono state concepite e registrate nello stesso periodo, ma presentano differenze sostanziali: laddove la prima andava più dritta al sodo con assalti metalcore improntati alla furia e alla velocità, la seconda preferisce mettere in mostra gli aspetti più maturi e variegati del quartetto capeggiato dal tatuatissimo Jacob Bannon.

Con questo non si vuole insinuare che “Hum Of Hurt” sia un album più soft – anzi, anche qui i Converge ci vanno giù pesanti come un’incudine che cade dalla cima di un grattacielo – ma c’è una varietà di suoni e soluzioni che nel suo predecessore mancava. Il risultato finale è un altro successo per la compagine statunitense, protagonista di una doppietta davvero notevole.

L’urgenza e la violenza senza fronzoli di “Love Is Not Enough” restano su un livello leggermente più alto, ma anche “Hum Of Hurt” sa difendersi con il suo potente mix di metalcore, noise, grind e math, frutto del lavoro decennale di una band tanto massiccia quanto sfaccettata.

Le innumerevoli sfumature sonore, così come le frequenti alternanze fra momenti di sottile inquietudine ed esplosioni di rabbia selvaggia, rappresentano la spina dorsale dei brani migliori della scaletta – spesso lunghi e strutturati proprio per accogliere tutte le varie nature della creatura Converge (“Detonator”, “Dream Debris”, “Nothing Is Over”).

Manca la compattezza del lavoro precedente, con qualche calo di tensione che si concretizza in brani che avrebbero potuto tranquillamente restare fuori dalla scaletta (“It Used To Matter”). Resta però un album da ascoltare a ogni costo se siete amanti della musica estrema: anche qui i maestri Converge toccano le vette dell’hardcore più incazzato, potente e fuori controllo – e “Slip The Noose”, “Doom In Bloom” e “It’s Not Up To Us” sono lì a dimostrarlo.


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