Emilia Romagna

è ravennate il paziente numero uno al mondo


Al policlinico Sant’Orsola di Bologna sono stati eseguiti i primi due trapianti di rene al mondo su pazienti considerati non compatibili con l’operazione, grazie a un farmaco innovativo sviluppato dalla start-up statunitense Candid Therapeutics. Il risultato è stato presentato oggi nella sede della Regione a Bologna, alla presenza dei due trapiantati: un uomo di 54 anni di Ravenna e una donna di 51 anni di Bologna. Proprio il ravennate è stato il primo paziente al mondo a ricevere il trapianto con il farmaco.

Il farmaco e come funziona

Il medicinale è un anticorpo specifico il cui meccanismo d’azione è simile a quello delle Car-T: riduce progressivamente gli anticorpi del ricevente per evitare il rigetto dell’organo e ampliare la compatibilità. L’azienda americana lo ha concesso per uso compassionevole, quindi a titolo gratuito, per la sperimentazione. Il test è stato svolto anche a Barcellona e Berlino. Il traguardo è stato raggiunto dal Centro trapianti di rene del Sant’Orsola, diretto da Gaetano La Manna.

Le storie dei due pazienti

Roberto Mazzotti è il paziente numero uno al mondo ad aver ricevuto il trapianto con questa molecola. Entrato in dialisi a 28 anni, ha effettuato un primo trapianto a 30, poi dal 2013 è tornato in dialisi, rimanendo in lista d’attesa per 13 anni. “Quando mi hanno detto all’inizio che le mie speranze di trapianto erano pari allo zero, mi è caduto un mondo – racconta – poi il farmaco non mi ha dato nessun tipo di problema, l’ho tollerato benissimo. Il trapianto è arrivato nel giro di pochissimo tempo, è stata anche una sorpresa averlo ricevuto così in fretta. E fin dal primo giorno è andato tutto benissimo. La vita torna a essere quella di una persona normale. Mi auguro questa esperienza porti a poter usufruire di questo farmaco anche tante altre persone”.

Pizzaiolo di professione, aggiunge: “Anche lavorare in dialisi era un compromesso abbastanza difficile da affrontare. Adesso col trapianto devo ancora ricominciare, ma mi auguro di riprendere la mia attività lavorativa. Sicuramente sarà molto più semplice rispetto prima”.

Maria Grazia Negri è invece la paziente numero tre al mondo. Affetta da una malattia di origine iperimmune dall’età di 12 anni, è entrata in dialisi a 18 e ha ricevuto il primo trapianto nel 1990. “È durato 21 anni, quindi sono molto contenta – spiega – poi nel 2012 sono rientrata in dialisi e ho fatto il trapianto nel 2026. Mi avevano detto che avevo una probabilità dello 0,23% di fare il trapianto, per cui la possibilità era quasi nulla. Quando mi hanno proposto questa cura ho accettato all’istante, non ho avuto effetti collaterali e sto bene”.

Sulla qualità della vita senza dialisi, sottolinea: “La dialisi è stata lunga – spiega Maria Grazia – ti costringe a sacrificare tempo, energie, risorse e relazioni sociali, cioè è un’arma a doppio taglio. Io sono riuscita a lavorare part time e avere un po’ di relazioni. Ma sono contenta di essermene liberata. Senza la dialisi è proprio un altro mondo, una qualità di vita che non è neanche lontanamente paragonabile a quella di prima”.

Le prospettive

La Manna stima che in Italia circa il 10% dei pazienti in lista d’attesa per un trapianto — tra i 300 e i 600 su un totale di circa 6.100 — potrebbe beneficiare di questo farmaco. La molecola potrebbe rivelarsi utile anche nel trapianto di cuore, secondo lo stesso La Manna.

Il presidente della Regione, Michele de Pascale, commenta: “Investire in questa direzione cambia davvero la vita delle persone”. L’assessore regionale alla sanità, Massimo Fabi, aggiunge: “Questo è il valore del Servizio sanitario nazionale, che va difeso e finanziato nella maniera giusta e appropriata, perché in questo modo si salvano le vite”.

La direttrice generale del policlinico Sant’Orsola, Chiara Gibertoni, individua due elementi centrali: “Da una parte il dono, perché senza la donazione degli organi non si può dare questa speranza. Dall’altra, un ospedale pubblico che è riuscito per la prima volta al mondo a dare questa speranza. Credo che in questo momento storico sia importantissimo far capire che una sanità pubblica di grande innovazione c’è, la dobbiamo tenere e non dare per scontata”, sottolinea Gibertoni.


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