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E’ il mondiale dello show business “americano”: 3 gol di media a partita


Se il gol deve tornare al centro del prodotto calcio, come leva di spettacolo e dunque come volano di ritorni economici, è il Mondiale 2026 a segnare un cambiamento radicale. Con l’espansione a 48 squadre e 72 partite nei gironi, il torneo ha prodotto 218 gol, portando la media a 3,03 gol a partita.

Non è solo un record: è un cambio strutturale. Il Mondiale 2026, con una media sopra i 3 gol, dimostra che la Fifa ha scelto una direzione chiara: da un lato aumentare le partite (+50% rispetto al passato), dall’altro lato, massimizzare l’intensità narrativa e sfruttare il gol come moltiplicatore di valore. Il gol aumenta il tempo di attenzione dello spettatore, rende la partita più “vendibile”, favorisce highlight, social e lo sviluppo dei diritti digitali.

Il Mondiale 2026 ha visto dimezzarsi l’incidenza degli 0‑0 rispetto alla storia recente. Nella 72 partite si sono avuti solo 3 gare finite a porte inviolate (Spagna – Capo Verde, Capo Verde – Arabia Saudita e Colombia – Portogallo) pari al 4,2%, mentre dal 1990 al 2014, si è registrata una media quais mai inferiore al 10%. Fa eccezione il mondiale del 2018 in cui si è verificato un solo 0 a 0.

Il nuovo format ha inciso aumentando i divari tecnici delle squadre e riducendo la pressione delle squadre, avendo dato la possibilità di passare alla fase ad eliminazione diretta anche alle otto migliori terze dei 12 gruppi.

Il rovescio della medaglia ovviamente è il minore equilibrio competitivo, più partite sbilanciate e il rischio di una perdita di qualità media. Ma questo è il classico trade‑off dello sport moderno: tra eccellenza e intrattenimento.


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