Scienza e tecnologia

Caricabatterie in presa senza smartphone: consumi e rischi




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C’è un’abitudine che quasi tutti abbiamo e quasi nessuno mette in discussione, ovvero quella di lasciare il caricabatterie infilato nella presa anche quando lo smartphone non è collegato. È comodo, evita di cercarlo ogni volta, e in fondo “non fa niente”, no? La realtà è un po’ più sfumata, e vale la pena capire cosa succede davvero a quel piccolo mattoncino di plastica quando resta lì, da solo, ad aspettare.

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Il primo dato che sorprende è che il caricabatterie non smette di consumare corrente anche senza dispositivo collegato. Al suo interno c’è un trasformatore che abbassa la tensione da 220V a circa 9V e converte la corrente alternata in continua: questo componente resta attivo anche “a vuoto”, assorbendo circa 0,25 watt in modo continuativo. Non è molto, certo, ma non è nemmeno zero.

Tradotto in soldi: con un prezzo dell’energia intorno a 0,50 euro per kWh e un consumo annuo di circa 2,2 kWh, il costo per singolo caricabatterie lasciato sempre in presa è di circa 1,1 euro l’anno.

Una cifra ridicola presa da sola, ma che va moltiplicata per tutti i caricatori di casa.

Il caricabatterie UGREEN Nexode Air da 65W.

Il discorso cambia sensibilmente con i caricatori wireless: in standby consumano fino a otto volte di più rispetto a quelli tradizionali con cavo, a causa della tecnologia a induzione su cui si basano. Se avete un pad di ricarica sempre collegato, il consumo passivo è tutt’altro che trascurabile.

C’è poi la questione sicurezza, che non va esagerata ma nemmeno ignorata. Un caricabatterie di scarsa qualità o difettoso può surriscaldarsi se rimane collegato a lungo, con un rischio, seppur raro, di cortocircuito o principio di incendio. I caricatori di qualità gestiscono bene questo aspetto, ma quelli economici o usurati sono un’altra storia. Il rischio aumenta in case con bambini piccoli o animali che potrebbero interagire con il cavo penzolante.

Una cosa che molti non considerano è che usare una ciabatta multipresa non risolve nulla. Il caricabatterie assorbe corrente indipendentemente dal tipo di presa.

Anzi, le ciabatte con spie LED sempre accese aggiungono un ulteriore consumo passivo che si somma a quello di ogni dispositivo collegato.

Le soluzioni per chi vuole evitare questi sprechi sono semplici:

  • Scollegare il caricabatterie dalla presa quando non serve
  • Usare ciabatte con interruttore integrato per tagliare l’alimentazione a tutti i dispositivi con un gesto solo
  • Scegliere caricabatterie con spegnimento automatico, che interrompono il flusso di corrente a fine ricarica
  • Sostituire i caricatori più datati, riconoscibili perché si scaldano anche da inattivi: sono privi di sistemi di risparmio energetico e protezione da sovraccarico

L’impatto individuale è minimo, ma su scala collettiva il discorso cambia: si stima che scollegare i dispositivi inutilizzati possa far risparmiare oltre 30 kWh l’anno per abitazione. Non è la rivoluzione energetica, ma è un gesto che non costa nulla.

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