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Drone russo colpisce in Romania. Accuse Ue, Putin prova a smentire

Erano le 2 di notte quando un drone russo ha attraversato il Danubio, violato lo spazio aereo della Romania e si è schiantato contro un condominio del quartiere Mazepa di Galati, sul confine con Moldavia e Ucraina, ferendo una donna e suo figlio di 15 anni. Per quattro minuti il Geran-2, evoluzione dello Shahed iraniano, ha sorvolato indisturbato il cielo di un Paese Nato, abbastanza a lungo da trasformare un episodio di guerra in qualcosa di diverso: la prova che il conflitto non è più contenuto oltre la linea orientale dell’Europa. I ministri della Difesa e degli Esteri del governo dimissionario della Romania denunciano “una grave e irresponsabile escalation” da parte della Russia.

La reazione europea è stata istantanea. Ursula von der Leyen ha scritto che la Russia “ha superato un altro limite”, promettendo ulteriore pressione su Mosca e più deterrenza ai confini orientali. Da Berlino, il cancelliere Merz ha definito la vicenda “la prova della volontà russa di inasprire la situazione”, ribadendo che la Germania è pronta a “difendere ogni centimetro del territorio Nato”, mentre Londra ha accusato Mosca di aver violato lo spazio aereo con un’azione “pericolosa e irresponsabile”.

A Bucarest, però, il linguaggio della diplomazia si è trasformato in quello delle contromisure. Il presidente Dan ha annunciato la chiusura del Consolato generale russo a Costanza e la dichiarazione di “persona non grata” per il console. Una risposta che segna il punto più basso nei rapporti tra Romania e Russia dall’inizio della guerra in Ucraina. Mosca, come spesso accade, oscilla tra minaccia e negazione. Putin ha spiegato che “la Russia è pronta a condurre un’indagine oggettiva se le verranno consegnati i resti del drone”, mentre Medvedev ha accusato l’Europa di essere “entrata in guerra con la Russia. Il sonno tranquillo dei suoi cittadini è finito”. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, sostiene che non esisterebbero prove di un coinvolgimento, promettendo ritorsioni diplomatiche contro Bucarest per la chiusura del consolato. Putin è tornato a parlare del conflitto, definendo la situazione sul campo “favorevole” e sostenendo che “ci stiamo avvicinando alla fine della guerra”. Quanto a tavoli di confronto ha precisato: “Esistono contatti tra le parti, ma non si può ancora parlare di veri e propri negoziati. L’Ue scelga una figura, e vedremo se a noi andrà bene, ma ogni minaccia contro la Russia per noi sarà obiettivo legittimo”.

In mezzo alle dichiarazioni, restano i fatti e soprattutto una domanda che inquieta le cancellerie europee: quanto manca perché un incidente di confine diventi qualcosa di più grande? Lo stato maggiore dell’esercito romeno ha spiegato di aver avuto solo quattro minuti per reagire, un tempo insufficiente per identificare e abbattere il velivolo senza rischi. Frasi che evidenziano la vulnerabilità della difesa lungo la frontiera orientale europea.

Kiev sfrutta politicamente l’episodio. Il ministro degli Esteri Sybiha sostiene che “l’aggressione russa minacci tutta l’Europa”, mentre Zelensky offre aiuto militare alla Romania “in qualsiasi modo necessario”. Nel frattempo, però, una voce fuori dal coro si leva da Bratislava: il premier slovacco Fico invita alla moderazione e avverte che senza un dialogo diretto tra Bruxelles e Mosca “qualsiasi drone vagante potrebbe provocare escalation incontrollabili”.

A smorzare i toni è intervenuto anche Lukashenko: il leader bielorusso ha chiamato Macron, invitandolo a incontrare Putin a Minsk.

Zelensky dopo il raid serale sugli oblast centrali, chiede nuove difese aeree agli alleati, firma accordi con Canada e Romania, ma teme nuovi massicci attacchi russi.


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