Puglia

Dobbiamo porci l’urgente domanda di come ricostruire le coscienze di tantissimi giovani


Un fine settimana di passione. È ciò che si paventa nelle grandi città del nord in seguito a comunicati, informazioni estrapolate qui e là nel mondo del web e sciami di messaggi che interessano migliaia di cellulari di adulti e adolescenti.

La protesta è uno degli strumenti più antichi del mondo per esprimere il proprio dissenso verso uno status quo, un sistema di potere o un’ingiustizia che si vuole contrastare. È simbolo di libertà, senso critico e sviluppo, quando rientra nei limiti della civiltà e del rispetto.

Ma ciò che abbiamo visto in Francia, Spagna, Albania e Italia, offre un’immagine piuttosto frastagliata ed eterogenea delle modalità e motivazioni che hanno portato centinaia di migliaia di persone a manifestare.

Difatti, se in Francia si manifesta anche sul Parcoursup, la piattaforma di accesso all’Università, in Spagna il malcontento si sposta sull’emergenza abitativa, è difficile credere che le orde di facinorosi definiti come “maranza”, sia preoccupata dal proprio futuro universitario.

È troppo presto per comprendere la portata di quanto stiamo vivendo, ma di certo le vetrine sfondate della città più ricca d’Italia, trovano la loro fragilità da processi lontani nel tempo, fusi con la fulminea e assoluta propagazione dei “valori” condivisi viralmente dai social.

Difatti, la rottura e il danneggiamento del simbolo del “capitalismo” e della diseguaglianza economica, non è la protesta verso il prodotto, ma il bisogno disperato e sofferente di entrare dentro questo mondo, importunamente confezionato e venduto nel corso degli anni come panacea di tutti i disagi e simbolo dell’El dorado infinita.

Tutti i capi griffati e gli accessori di lusso sono il lasciapassare per l’appartenenza più semplice al gruppo dei “migliori”, di chi può esibire un tessuto costoso per coprire un’identità fragile.

Del resto già Pasolini 50 anni addietro annoverava l’identità consumistica esasperata come una tirannide distruttrice di cultura e svuotatrice di coscienze.

Dobbiamo quindi porci l’urgente domanda di come ricostruire le coscienze di tantissimi giovani, che dovranno sì pagare per le proprie scelte, ma che lo Stato ha il dovere di provare a recuperare e d’inserire nel tessuto sano che è il futuro della nostra società.

Una società che, inevitabilmente deve porsi delle serie riflessioni sui valori che propone: esalta la visibilità o il riconoscimento dell’umiltà e dell’impegno?

Come ha anche asserito Iacob, segretario generale dell’Aupi(Associazione unitaria psicologi italiani), i ragazzi sono integrati e plasmati dalla genitorialità che deve soddisfare funzioni affettive e regolative, supportata e spronata da un’intera comunità educante.

Quindi, più che una divisione tra “noi vs loro”, italiani puri contro i maranza, è necessario serrare le fila sull’integrazione sostenibile, migliore e senza ambiguità, promuovendo la prevenzione del disagio e l’educazione affettiva familiare, soprattutto nelle sacche sociali svantaggiate.

Un’Italia scissa tra le future Banlieue e salottini dall’antico sapore aristocratico, non serve a nessuno.

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