Umbria

Dietro la nomina del nuovo vescovo rispunta il progetto per ridisegnare le diocesi umbre


La nomina del nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia, diocesi vacante dal 21 febbraio scorso dopo la scelta di monsignor Francesco Antonio Soddu come arcivescovo di Sassari, riapre anche la questione della riduzione delle diocesi in Italia, con l’accorpamento di quelle più piccole.

All’indomani dei saluti di monsignor Soddu erano subito circolate due ipotesi: una sorta di commissariamento da parte di monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, anche nell’ottica di una sperimentazione sull’accorpamento (in pratica una diocesi più grande della provincia di Terni); l’altra indicava come nuovo vescovo, pronto subito dopo la Pasqua del 2026, in un monsignore romano, figura di spicco della Curia pontificia, cinquantenne e molto vicino a papa Leone XIV.

Ipotesi suggestive, la prima soprattutto, e anche con un fondo di verità (la seconda). La Chiesa, però, non è abituata a fare le cose con la fretta del mondo contemporaneo. E in questi mesi, nel corso dei quali non sarebbe stata indicata neanche la “triade” di nomi da sottoporre al Santo Padre (una lentezza burocratica che soprattutto con papa Francesco ha portato a nomine di prelati lontani dai territori diocesani, quasi imposti da Roma), si è lavorato molto per trovare la figura giusta, ma anche per riprendere in mano il progetto di ridimensionamento delle diocesi italiane. Progetto che sta molto a cuore alla Curia romana, da Giovanni Paolo II in poi, ma che i vescovi italiani hanno sempre rallentato. Gli ultimi tre pontefici, d’altronde, hanno agito d’imperio, mettendo insieme vecchie diocesi, sfruttando lo strumento dell’unione della persone dal vescovo. Di fatto un accorpamento camuffato. È successo a Città di Castello con Gubbio e ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino con Foligno, in Umbria.

L’accorpamento tra Spoleto e Terni, quindi, avrebbe avuto una sua ragione, ma due elementi depongono a sfavore: il primo sarebbe la vastità della “super” arcidiocesi, addirittura più grande di Perugia-Città della Pieve, di fatto la diocesi “regina” dell’Umbria; il secondo elemento è l’età di monsignor Renato Boccardo che a febbraio del 2027 compirà 75 anni e consegnerà la richiesta di “pensione” al Papa. Un anno e mezzo di unione personale non è ipotizzabile, come non sarebbe neppure possibile pensare a un nuovo vescovo nominato per entrambe le diocesi nel corso del 2027, lasciando Terni senza pastore per oltre un anno e “paracadutare” un vescovo in una nuova diocesi con tutti i problemi dell’accorpamento.

La novità di questi giorni, che porta direttamente alla seconda ipotesi, è data dalla visita che l’11 agosto monsignor Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia, ha fatto a Roma, venendo ricevuto da papa Leone XIV. È verosimile che possano aver discusso l’ unione di Terni con un’altra diocesi (oltre che dell’appuntamento di Rimini della prossima settimana, visto che il presule è consigliere spirituale di CL). Se l’ipotesi accorpamento con Spoleto era un progetto non attuabile, qualcuno in ambienti romani ha ritirato fuori il vecchio studio di accorpamenti che riguardava l’Umbria (un documento che avrà quasi 50 anni). Terni-Narni-Amelia è già una diocesi abbastanza grande, che gravita verso il Lazio, quindi perché non proseguire in quella direzione? E quale diocesi vicina potrebbe fare al caso? Proprio quella di Orvieto, tanto più che il suo vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, attuale vescovo di Orvieto-Todi, compirà 75 anni nel 2036, quindi avrebbe dieci anni di tempo per sistemare le cose con l’unione nella persona del vescovo. Sigismondi, presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, è stato assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana dal 4 marzo 2017 fino al marzo 2023. Negli ambienti curiali romani, quindi, è molto conosciuto e apprezzato.

Tra le diocesi umbre confinanti con Terni, inoltre, Orvieto è la più “debole”, sia per numero di abitanti sia per stato del clero. Nell’ anno 2024/2025 il pontificio seminario regionale umbro aveva 18 seminaristi, provenienti dalle diocesi dell’Umbria, eccetto Orvieto-Todi che era senza candidati. In questo progetto, inoltre, c’è anche chi ipotizza, sempre sulla base del progetto di accorpamenti (mai accettati pienamente) della Conferenza episcopale italiana, di un distacco di Todi, per andare sotto l’ala di Perugia. Nel frattempo monsignor Matteo Antonelli rimane al suo posto di amministratore diocesano, almeno fino a settembre, forse primi di ottobre, con le decisioni di papa Leone XIV.


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