Umbria

Deruta piange il gatto ucciso a calci, l’Enpa chiede giustizia


Per quattordici anni ha attraversato le vie del centro storico della città della ceramica, con quella “bellezza semplice che solo gli animali sanno donare”. Cettino, il gatto simbolo di Deruta, non c’è più. È stato ucciso a calci da ignoti, un gesto di crudeltà che ha sconvolto la comunità e acceso i riflettori su un problema più ampio: la violenza contro gli animali e il suo legame con la pericolosità sociale.

L’Ente nazionale protezione animali ha espresso “profondo dolore e totale solidarietà alla famiglia di Cettino e a tutti i cittadini di Deruta che oggi si sentono più soli e più fragili”, definendo l’accaduto non solo “un atto di crudeltà contro gli animali” ma “un crimine contro l’umanità stessa”.

Secondo quanto ricostruito, Cettino è stato ucciso a calci in un vicolo del centro di Deruta. L’Enpa parla di “sofferenze atroci” e sottolinea come il gesto tradisca “un vuoto educativo spaventoso e una pericolosità sociale che non può più essere ignorata”. L’associazione ha ringraziato il giornalista Antonello Lamanna “per aver scosso le coscienze”, ribadendo che “la violenza non ha cittadinanza né a Deruta, né altrove”.

L’ordinamento italiano punisce severamente chi si macchia di simili atti. Il codice penale, all’articolo 544-ter, dispone che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro” .

Nel caso in cui dal maltrattamento derivi la morte dell’animale – come accaduto per Cettino – la legge prevede che “la pena è aumentata della metà” . La giurisprudenza ha inoltre chiarito che la “crudeltà” si identifica con “l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità” .

L’Enpa non si limita a piangere la vittima. L’associazione chiede con forza “pene certe e inasprite”, sottolineando che “non è più accettabile che la vita di un essere senziente venga punita con sanzioni irrisorie. Le leggi devono davvero cambiare: chi uccide un animale deve rispondere del proprio atto con la gravità che un omicidio d’animale richiede”.

L’appello è anche alle istituzioni locali: l’Enpa confida “nel lavoro degli inquirenti e nelle telecamere comunali affinché il responsabile venga il prima possibile identificato e punito”.

Il comunicato si chiude con un messaggio affettuoso e al tempo stesso carico di determinazione: “Cettino se n’è andato tra sofferenze atroci, ma la sua morte deve diventare il confine oltre il quale non si torna indietro. Non ci fermeremo finché la dignità di ogni animale non sarà garantita dalla legge, oltre che dal cuore degli uomini. Corri libero, Cettino. Noi saremo qui a combattere per te”.

Chi volesse segnalare informazioni utili alle indagini può contattare le autorità competenti o l’Enpa. La speranza è che le immagini delle telecamere di sorveglianza della città possano aiutare a identificare il responsabile di un gesto che ha lasciato sgomenta un’intera comunità.


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