Deepfake e Intelligenza Artificiale, il Garante della Privacy lancia un nuovo allarme e chiede facoltà per il blocco delle piattaforme in Italia

L’uso sconsiderato delle nuove tecnologie continua a destare forte preoccupazione. Il Garante per la protezione dei dati personali, attraverso un documento ufficiale diffuso il 6 maggio 2026, torna ad accendere i riflettori sui pericoli generati dai deepfake.
Sfruttare i software per manipolare immagini e voci reali, giungendo persino a denudare virtualmente le persone a loro insaputa, costituisce una gravissima lesione dei diritti fondamentali. L’Autorità evidenzia come simili condotte sfocino in veri e propri reati, portando a pesanti conseguenze sanzionatorie previste dalle leggi europee sulla privacy.
I precedenti interventi sulle piattaforme
Il tema è sotto la lente di ingrandimento da diverso tempo. Nel mese di gennaio di quest’anno, l’ente aveva già diramato un severo avvertimento rivolto agli utenti di noti servizi basati sull’intelligenza artificiale.
Tra i sistemi menzionati figurano programmi molto diffusi online come Grok, ChatGPT e Clothoff. Quest’ultimo servizio, in particolare, aveva già subito un provvedimento nell’ottobre del 2025 a causa della sua natura lesiva.
La richiesta per fermare la condivisione virale
Per contrastare efficacemente il fenomeno, il Garante ritiene indispensabile un ampliamento delle proprie facoltà. La richiesta specifica riguarda la possibilità di interdire il collegamento dall’Italia verso quei siti che offrono strumenti per la creazione di falsi dannosi.
Avere questo strumento a disposizione consentirebbe di spezzare tempestivamente la catena di diffusione incontrollata del materiale. Quando viene violata la protezione dei dati personali, la velocità di reazione diventa un fattore cruciale per evitare che le vittime subiscano danni profondi e irreversibili.
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