Dalla pasta ai fiori nell’acqua, Bari vecchia festeggia San Giovanni
Tra le feste più suggestive della tradizione popolare, la vigilia di San Giovanni Battista ricopre un ruolo centrale nell’estate barese. Tra vicoli e stradine vicine a piazza Odigitria, lo slargo nel cuore di Bari vecchia dominato dall’imponente Cattedrale di San Sabino, tutto è pronto per onorare Giovanni nella notte che la tradizione popolare racconta tra le più magiche. Infatti la data del 23 giugno non è solo un’occasione di festa, ma un richiamo alle radici culturali e alle tradizioni che uniscono le famiglie, specialmente quelle che hanno qualcuno che porta il nome Giovanni, il cui onomastico viene festeggiato con invitati e convivialità. Grazie all’opera di Michele Fanelli, presidente del Circolo ACLI Dalfino, Bari vecchia sta mantenendo vive molte delle iniziative legate al folklore cittadino locale, anche quest’anno non mancheranno: “Du vermicidd’ alla San Giuannidd’ – racconta – piatto sostituito qualche tempo dopo, con ‘ le menuicchie ch’ la rcott’ marzotech’”. La tradizione popolare vuole che San Giovanni porti la “Vigilia” perché a lui sarebbero legati 3 giorni, cosiddetti di “San Giovanni”. La leggenda narra che San Giovanni “il Battista” dormì per 3 giorni e 3 notti consecutivi ed il suo sonno fu talmente profondo che neanche Gesù Cristo riuscì a svegliarlo. Al suo risveglio, Gesù gli disse: “Ieri è stato il tuo onomastico e non te ne sei accorto!”
Quindi per la fantasia popolare,“chi si chiama Giovanni – continua Michele Fanelli – doveva onorare il santo addobbando lo spazio in cui abitava che si trattasse di via o corte”. La preparazione di piatti e frutti di stagione ricopre un ruolo sostanziale nella rievocazione del costume popolare che, come di consueto dalle nostre parti, si veste di sacro e profano: “La vigilia di San Giuann – continua Fanelli – è tornata tra le vie della città solo dopo gli anni ’80; prima era quasi del tutto scomparsa o mantenuta all’interno delle singole abitazioni”. Già durante la scorsa domenica, durante la quale si è celebrato il solstizio d’estate, si è svolta l’apertura della sagra di San Giovanni organizzata dal Circolo ACLI Dalfino insieme a molte associazioni locali tra le quali Bari Capitale del Mediterraneo, Militia Sacti Nicolai, I Custodi della Bellezza, che per la prima volta hanno portato in giro il quadro del santo per poi fermarsi in piazza Odigitria e dare inizio per il terzo anno consecutivo ai giochi di una volta: “Il tiro alla fune, le trottole e u’ psticch’, diffuso fino agli anni ’50, che consisteva nel colpire con un bastone (la ‘stàcciue’) un pezzo di legno più piccolo (il ‘pisticchio’, appunto), facendolo rimbalzare e lanciandolo il più lontano – continua Fanelli – un modo per dimostrare ai più piccoli come ci si può divertire senza stare incollati alla tecnologia”.
Il banchetto della vigilia si chiude rigorosamente con il frutto di stagione, “le chelumm d’ San Giuann’ ”, i fioroni dalla tipica buccia verde – violacea che custodiscono al loro interno una polpa carnosa dal sapore delicato. Tipico il detto popolare che recita: “San Giuann’ San Giuann’, piggh chelumm e ammine ‘nganne”. Inoltre, la notte di San Giovanni viene ricordata come “la notte del comparizio” in cui si stringe un patto di sangue legato ad un impegno o ad un contratto. Per effetto di questo patto si diviene “compari di San Giovanni”: i padrini e le madrine del Battesimo, della Cresima e del Matrimonio sono da ritenersi da tutti “compari di San Giovanni”. Infine: “Durante la notte, esattamente alla mezzanotte – continua Michele Fanelli – si richiamano particolari riti come “u’ Uangel’ della Bona Nov’ ” (l’Angelo della Buona Novella) con il quale si tenta di indovinare il futuro “s’andevine l’ avvendur’”.
Quella di San Giovanni è anche la notte del fuoco, “u fuech d’ San Giuanne”, che brucia il passato e dà inizio ad un nuovo periodo, del passaggio, cioè dalla primavera all’estate. Ė di recente acquisizione l’usanza pagana di preparare l’acqua di San Giovanni Battista; al tramonto del 23 giugno si raccolgono erbe e fiori spontanei e si lasciano a bagno in acqua tutta la notte all’aperto. Nato come rito beneaugurante più importante dell’anno per i contadini perché coincide con il periodo del solstizio d’estate, oggi la sua preparazione riecheggia la pratica del battesimo nell’atto di purificare, benedire e rinnovare il corpo e l’anima con l’acqua, una pratica antica che precede il cristianesimo. Nella notte la rugiada degli Dei donerà a queste erbe tutte le energie positive e così, la mattina successiva (24 giugno) è usanza utilizzare l’acqua di San Giovanni per lavare mani e viso.




