Economia

Da Torino a Betim, la scommessa di Fiat che ha fatto nascere l’auto brasiliana

ROMA – Prima di diventare uno dei più grandi mercati di Fiat nel mondo, il Brasile fu tutta una scommessa torinese. Una scommessa industriale e culturale, nata nella città dell’auto in Italia e portata oltre Atlantico con l’ambizione di costruire non solo veicoli, ma una nuova filiera, nuove competenze, una nuova idea di industria.

Lo stabilimento di Betim, nel Minas Gerais, inaugurato nel 1976, fu molto più di un investimento produttivo. Fu il segno di una visione: esportare il saper fare italiano, la capacità progettuale e organizzativa maturata a Torino, per radicarla in un Paese giovane e in crescita. Quella scelta, voluta da Gianni Agnelli, spostò il baricentro dell’industria brasiliana, fino ad allora concentrata solo nello Stato di San Paolo, e contribuì a creare un polo industriale destinato a diventare strategico.

A cinquant’anni dall’arrivo di Fiat in Brasile, Stellantis rilancia quel legame. Nello stabilimento di Betim, durante le celebrazioni per l’anniversario (la data precisa è il 9 luglio del 1976) l’amministratore delegato Antonio Filosa ha sottolineato il valore storico e futuro di questa presenza. “C’è qualcosa di davvero speciale nel rapporto tra la Fiat, un marchio che tutti amiamo, e il Brasile”, ha detto il ceo, ricordando come l’apertura dell’impianto abbia “rotto tutti i paradigmi” dell’industria automobilistica locale.

Quella fabbrica nata da radici torinesi è diventata nel tempo un laboratorio brasiliano. Qui Fiat ha imparato ad adattare prodotti, processi e tecnologie a un mercato complesso, trasformando l’esperienza italiana in una piattaforma di innovazione locale. “Il Brasile ha insegnato alla Fiat nuovi modi di pensare”, ha spiegato il presidente di Stellantis, John Elkann, evidenziando come il rapporto non sia stato a senso unico: Torino ha portato competenze e metodo, il Brasile ha restituito creatività, velocità e capacità di affrontare le sfide.

Filosa, che in Brasile ha vissuto quasi vent’anni, un pezzo di vita professionale e personale importante, ha insistito anche sulla dimensione umana di questa storia industriale. “Qui ho visto come la creatività sappia superare qualsiasi sfida e ho imparato che guidare significa prima di tutto rispettare le persone e credere in loro”, ha affermato. Un messaggio che accompagna la strategia del gruppo: continuare a investire nel Paese, facendo leva sulla produzione locale e su una filiera fortemente brasiliana.

Oggi Betim è uno degli snodi principali di Stellantis in Sud America. Il 95% dei componenti utilizzati nell’impianto è prodotto in Brasile. “La nostra ricetta è sempre stata la localizzazione. Qui utilizziamo acciaio brasiliano, plastica brasiliana, schiuma brasiliana, tessuti brasiliani, e molto lavoro svolto da brasiliani”, ha detto Filosa, ribadendo che la concorrenza delle auto elettriche importate, in particolare dalla Cina, non cambia la rotta del gruppo.

Il Brasile resta il motore della crescita regionale e avrà un ruolo centrale nel piano industriale Fast Lane 2030. “Quando penso al futuro di Stellantis, ne vedo una parte importante costruirsi qui”, ha concluso Filosa, definendo il Paese “un mercato chiave per il futuro”. In arrivo ci sono nuovi modelli, come l’Argo X, il rafforzamento di Ram con Rampage e Dakota, e i progetti elettrificati con Leapmotor a Goiana dal 2027.


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