Umbria

Da Burri a Dürer fino a Picasso, i tesori del libro antico tornano in mostra a Città di Castello

Due cretti di Alberto Burri, grafiche di Picasso e Miró, tre xilografie di Albrecht Dürer, un raro Libro d’Ore stampato a Parigi nel 1510 e miniato, oltre a opere scientifiche di Newton, Cartesio, Boyle ed Euclide. Sono alcune delle rarità della XXVI Mostra mercato nazionale del libro antico e della stampa antica, in programma a Città di Castello da venerdì 4 a domenica 6 settembre a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio; mostra che è ormai uno degli appuntamenti nazionali più importanti dedicati al libro antico, con un programma che affianca al mercato antiquario l’approfondimento storico e culturale legato alla tradizione libraria e francescana del territorio.

Le rarità La manifestazione, presentata mercoledì con una conferenza stampa e promossa dall’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, riunirà 40 espositori italiani e stranieri, distribuiti in 30 stand, con libri antichi e moderni, incisioni, cartografia, vedute, fotografie e cartofilia. Tra i pezzi più particolari figura il Libro d’Ore realizzato da Antoine Verrard a Parigi nel 1510, poi miniato: un oggetto a metà tra manoscritto e libro a stampa, con 18 grandi miniature e altre 29 di dimensioni più ridotte, valutato oltre 20mila euro. In mostra anche un esemplare unico del «De re metallica» di Georgius Agricola e un volume del 1912 di Herbert Clark Hoover, con autografo dell’autore, futuro presidente degli Stati Uniti.

Un momento della conferenza stampa

Il programma Il via è previsto per venerdì 4, con l’apertura degli stand dalle 13 alle 19.30. L’inaugurazione ufficiale è prevista sabato 5 alle 9.30, seguita dalla presentazione di «Loca Franciscana», pubblicazione dedicata ad alcuni significativi luoghi francescani dell’Alta Valle del Tevere, con immagini originali ad acquerello. Nel pomeriggio, alle 17.30, il programma si sposterà al Monastero di Santa Veronica Giuliani per l’inaugurazione di «Donne di Dio tra silenzio e parola», sezione dedicata alle sante e beate francescane. L’esposizione, realizzata con testi provenienti dall’archivio del monastero, dall’Archivio diocesano e da una collezione privata, è presentata dagli organizzatori come la prima in Italia di questo genere all’interno di un monastero di clausura.

La mostra L’iniziativa rende omaggio a Veronica Giuliani, badessa delle clarisse cappuccine di Città di Castello e figura centrale della storia religiosa della città. La mostra proporrà antiche opere dedicate alle sante francescane e sarà accompagnata dalla presentazione di una pubblicazione con oltre cento schede e dalla lezione «Mistiche francescane, tra Medioevo ed Età moderna», affidata ad Alessandra Bartolomei Romagnoli, docente alla Pontificia Università Gregoriana. Completeranno l’esposizione incisioni antiche e acquerelli dedicati ai luoghi francescani dell’Alta Valle del Tevere.

Un momento della conferenza stampa

Storie di libri Sabato sera, alle 21, in piazza Matteotti, davanti alla libreria Paci La Tifernate, è prevista inoltre la conferenza-spettacolo «Storie di libri, le avventure di Pinocchio e i Promessi sposi», con Enrico Paci e le musiche originali di Tarek Komin. L’appuntamento rientra nelle iniziative per il centenario della libreria editrice, che presenterà anche una selezione della mostra «100 anni di storia di libri belli». La mostra mercato resterà aperta sabato 5 e domenica 6 settembre dalle 9.30 alle 19.30.

L’omaggio «Con l’occasione dell’omaggio a Santa Veronica Giuliani – ha detto il presidente dell’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio Fabio Nisi – intendiamo anche sottolineare che le sante francescane furono capaci di crearsi spazi di autonomia spirituale e intellettuale all’interno di una chiesa fortemente gerarchica». Per suor Serafina e suor Letizia, della Fondazione Santa Veronica Giuliani ETS, la sezione dedicata alle sante e beate francescane vuole mettere in luce «la fioritura di santità femminile germogliata dalla testimonianza di Francesco e Chiara di Assisi». Le due religiose hanno ricordato inoltre il ruolo del territorio, sottolineando che l’Alta Valle del Tevere è una «terra francescana» per la presenza capillare e prolungata di luoghi legati alla tradizione francescana.

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