Calabria

Crotone, Sculco in aula: «Processo troppo lungo, mandatemi in galera»

Vincenzo Sculco è prossimo a chiedere di andare in carcere con tanto di aggravio della misura cautelare degli arresti domiciliari alla quale si trova sottoposto. Lo ha annunciato lo stesso 75enne ex consigliere regionale. Che, ieri mattina, ha preso la parola nell’udienza del processo scaturito dall’inchiesta “Glicine-Acheronte” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che lo vede imputato insieme ad altre cento persone davanti al Tribunale di Crotone.
In aula, il fondatore dell’ormai ex movimento politico dei Demokratici, ha anticipato che nell’udienza del 13 maggio è intenzionato a rendere ancora una volta dichiarazioni spontanee ai giudici, per poi annunciare che solleciterà la sua reclusione nel penitenziario al posto dei domiciliari. E il motivo è preso detto. Da un lato per la lunghezza del dibattimento, che è iniziato circa due anni fa e la cui conclusione è ancora lontana, e dall’altro per la sua detenzione domiciliare che dura dal 27 giugno 2023, quando scattò l’operazione con 43 provvedimenti restrittivi eseguiti dai carabinieri su disposizione del gip del Tribunale di Catanzaro.
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