Liguria

Crisi Amt, un’altra settimana di fuoco: giovedì commissione a Tursi, polemica per i sindaci esclusi


Genova. Meno di una settimana all’entrata in vigore dell’orario invernale di Amt e la tensione resta palpabile nonostante le rassicurazioni offerte dalla sindaca Silvia Salis sul rinvio della rivoluzione delle linee a inizio 2027, fermo restando che i tagli al servizio ci saranno e saranno nell’ordine del 10% in ambito urbano. Prossima tappa la commissione consiliare convocata per giovedì 10 settembre a Palazzo Tursi a partire dalle 9.00, appuntamento che facilmente si trasformerà in una resa dei conti politica dopo le recenti polemiche. All’ordine del giorno ovviamente non solo le corse effettuate dai bus, ma anche la crisi aziendale aspettando l’ok del Tribunale al piano di risanamento.

In aula rossa, oltre al vicesindaco Alessandro Terrile e ai dirigenti di Amt, ci saranno sindacati, associazioni dei consumatori e rappresentanti di Città metropolitana e Regione Liguria. Invece i sindaci dell’entroterra, che rimangono sul piede di guerra dopo l’incontro a distanza che non ha prodotto le risposte sperate, non sono stati invitati perché “risultano istituzionalmente rappresentati dalla Città metropolitana“. È quello che i presidenti delle commissioni hanno risposto ai capigruppo Paola Bordilli (Lega) e Pietro Piciocchi (Vince Genova) che chiedevano la possibilità di convocarli in audizione.

Si riempiono la bocca con parole d’ordine come partecipazione, dialogo e vicinanza ai territori. Ma quando arriva il momento di dimostrare davvero questa apertura, la realtà dei fatti smentisce ogni slogan: le porte vengono puntualmente chiuse a chi rappresenta i cittadini”, attacca Bordilli. “Come sapete, alcuni di questi sindaci, che hanno difeso coraggiosamente i loro territori, si collocano nell’area politica del centrosinistra – osserva Piciocchi -. Sarebbe stato imbarazzante, dobbiamo dedurre, che queste critiche venissero rivolte dai primi cittadini pubblicamente davanti alla giunta Salis e alla maggioranza di Palazzo Tursi. Certo è che ogni giorno che passa la sedicente giunta del dialogo e della partecipazione si rivela una farsa“.

A emergere in commissione saranno anche le perplessità dei sindacati, preoccupati per quello che accadrà a partire dal 14 settembre. Perché, nonostante l’iniezione straordinaria da 2 milioni di euro promessa dal Comune, in organico ci sono circa 100 autisti in meno rispetto all’anno scorso, effetto combinato del mancato turnover e delle dimissioni volontarie, con ulteriori 65 uscite previste entro l’anno tramite gli incentivi all’esodo. E anche il parco vetture, nonostante l’immissione in servizio dei nuovi filobus e qualche riparazione effettuata in estate, non è in condizioni ottimali. Insomma, il rischio è ancora quello di saltare corse rispetto all’orario programmato.

Nel frattempo il Partito Democratico torna a pungere la giunta Bucci, già al centro della contesa per la questione dei 15 milioni da versare ad Amt: “La Regione Liguria deve fare la propria parte – intervengono il segretario ligure Davide Natale, il segretario genovese Francesco Tognoni e quello del Tigullio Antonio Bertani -. Non è accettabile lasciare ai Comuni e alla Città Metropolitana il peso della copertura finanziaria e della tenuta del trasporto pubblico locale, soprattutto in una situazione così delicata. Il quadro è molto pesante e non si è arrivati a questo punto per caso. È il risultato di dieci anni di amministrazione Bucci e Toti, durante i quali le criticità del sistema del trasporto pubblico si sono progressivamente aggravate. Oggi serve un’assunzione di responsabilità collettiva, non lo scaricabarile sugli enti locali. Le risorse che vengono messe a disposizione per il servizio non sono sufficienti a dare le risposte che i Comuni chiedono per i propri cittadini. E i Comuni, a loro volta, non possono sostituirsi agli enti sovraordinati, perché non hanno le risorse necessarie per farlo. È proprio per questo che la Regione deve intervenire”.

“Anche l’anticipazione da parte della Regione delle risorse del Fondo nazionale trasporti – aggiungono – può essere utile nell’immediato, ma non è una misura risolutiva e soprattutto non consente di potenziare strutturalmente il servizio. Serve un intervento straordinario: servono più risorse per il Tpl. Il silenzio della Regione è assordante, sembra quasi che ci si trovi di fronte a un problema che non la riguarda. Invece garantire un sistema di trasporto pubblico adeguato è una responsabilità precisa della Regione e una necessità fondamentale per le nostre comunità”.

Dal Movimento 5 Stelle il consigliere Stefano Giordano mette l’accento sulla mobilità sanitaria, dato che esami e visite spesso sono disponibili a diversi chilometri dal luogo di residenza: “Il diritto alla cura non si esaurisce nella disponibilità di un appuntamento: deve essere concretamente raggiungibile. Ed è qui che sanità e trasporti diventano parte dello stesso problema. Chiederemo la convocazione di una commissione congiunta. L’obiettivo è costituire un tavolo permanente regionale sulla mobilità sanitaria e sull’accessibilità ai servizi essenziali. Servono dati precisi: quante prestazioni vengono assegnate lontano dalla residenza, quanto tempo occorre per raggiungerle con i mezzi pubblici, quali territori sono più penalizzati e in quali aree la riduzione o la modifica di una linea rende più difficile raggiungere un presidio sanitario”.




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