Lazio

“Così uccidete il commercio di quartiere”

La riforma del commercio ambulante nella Capitale accende lo scontro tra Campidoglio e operatori del settore.

A poche settimane dall’avvio della riorganizzazione delle concessioni su area pubblica, l’Ana Ugl — tra le principali sigle sindacali degli ambulanti romani — ha deciso di rivolgersi direttamente al prefetto di Roma, Lamberto Giannini, chiedendo un intervento urgente per fermare quella che definisce una trasformazione potenzialmente devastante per l’economia dei mercati cittadini.

La preoccupazione degli operatori riguarda soprattutto gli effetti concreti del piano predisposto dal Comune: secondo i rappresentanti della categoria, il nuovo sistema rischia di cancellare decine di attività storiche e compromettere l’equilibrio commerciale costruito negli anni nei quartieri della Capitale.

Il timore è che molte piazzole tradizionali possano essere riassegnate o spostate, interrompendo il rapporto diretto tra venditori e residenti che rappresenta il cuore del commercio di prossimità romano.

Alla base della riforma c’è il processo di adeguamento alla direttiva Bolkestein, la normativa europea che impone procedure pubbliche e trasparenti per l’assegnazione delle concessioni commerciali.

Palazzo Senatorio punta a ridisegnare un sistema considerato ormai datato, caratterizzato da autorizzazioni storiche, posteggi mai realmente aggiornati e una distribuzione delle licenze giudicata poco omogenea.

L’intervento interesserà migliaia di autorizzazioni tra banchi, mercati e postazioni itineranti. Una revisione destinata a cambiare profondamente il volto del commercio su strada nella Capitale.

Per il Campidoglio si tratta di una svolta necessaria per garantire maggiore trasparenza e concorrenza; per i sindacati, invece, il rischio è quello di aprire una crisi sociale che potrebbe travolgere centinaia di famiglie.

Nella lettera inviata al prefetto, l’Ana Ugl contesta soprattutto l’applicazione automatica della normativa europea in un contesto che, secondo il sindacato, non presenterebbe alcuna reale scarsità di spazi pubblici disponibili.

Anzi, viene evidenziato come negli ultimi anni il settore abbia già subito un forte ridimensionamento, con numerose attività costrette a chiudere tra aumento dei costi, calo dei consumi e trasformazione delle abitudini commerciali.

I numeri della crisi, spiegano gli operatori, fotografano una situazione già fragile. In molti quartieri della città diversi posteggi risultano vuoti da tempo e numerosi ambulanti hanno rinunciato all’attività.

Per questo motivo le associazioni chiedono un censimento reale delle concessioni disponibili prima di procedere con nuovi bandi e riallocazioni.

A pesare è anche il timore di perdere il radicamento territoriale. Nei mercati rionali e lungo le strade storiche della città il commercio ambulante vive infatti su un rapporto fiduciario consolidato negli anni con la clientela abituale.

Uno spostamento forzato delle postazioni, sottolineano i sindacati, rischierebbe di spezzare quell’equilibrio economico già reso precario dalla crisi generale del commercio tradizionale.

Per questo gli ambulanti chiedono ora l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga Governo, Prefettura e amministrazione comunale, con l’obiettivo di evitare una riforma considerata troppo rigida e potenzialmente dannosa.

Sullo sfondo resta uno dei temi più delicati per Roma: trovare un punto di equilibrio tra modernizzazione delle regole, tutela del lavoro e salvaguardia di un tessuto commerciale che continua a rappresentare una parte identitaria della città.

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