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“Controlli anche sui cuochi”. Putin teme il colpo di Stato dell’ex ministro Shoigu

Il potere che si blinda è, spesso, un potere che teme. E a Vladimir Putin oggi non basta più la distanza dal fronte ucraino per sentirsi al sicuro: il pericolo sembra annidarsi dentro le mura del Cremlino. Negli ultimi mesi, secondo un rapporto di intelligence europea citato dalla Cnn, la sicurezza attorno al presidente russo è stata ridefinita. Non si tratta di un semplice rafforzamento protocollare, ma di una vera e propria militarizzazione della sua quotidianità: sistemi di sorveglianza installati nelle abitazioni dei collaboratori più stretti, doppio screening per ogni visitatore, telefoni senza accesso a internet per chi lavora a contatto diretto con lo Zar. Persino cuochi, fotografi e guardie del corpo non possono più utilizzare mezzi pubblici.

È il segnale di un clima di sospetto crescente, alimentato da una sequenza di eventi che ha incrinato la percezione di controllo assoluto del Cremlino. L’uccisione, nel dicembre 2025, del generale Sarvarov, colpito da un’autobomba nel cuore di Mosca, ha aperto una frattura profonda tra i vertici della sicurezza. In una riunione convocata pochi giorni dopo, i capi delle principali agenzie si sono rimpallati responsabilità e accuse, evidenziando crepe strutturali in un sistema che, fino a poco tempo fa, si presentava come monolitico. Il Cremlino teme non solo attentati mirati, ma anche un possibile complotto interno. Tra i nomi che alimentano le preoccupazioni figura quello di Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa e oggi segretario del Consiglio di Sicurezza, considerato ancora influente nei ranghi militari. L’arresto del suo ex vice, Ruslan Tsalikov, ha ulteriormente destabilizzato il quadro.

Putin, che in serata ha ufficializzato il cessate il fuoco in Ucraina per l’8 e 9 maggio in onore del Giorno della Vittoria, ha ridotto i propri spostamenti: niente visite alle residenze, nessuna apparizione in installazioni militari, ma permanenze in bunker modernizzati. Neppure Mosca è più una fortezza. L’attacco di ieri mattina con 11 droni che hanno colpito un edificio residenziale nella capitale, a poca distanza dal Cremlino, rappresenta un salto simbolico prima ancora che militare. Uno dei velivoli ha danneggiato la facciata di un grattacielo nella zona di Mosfilmovskaya, facendo scattare allarmi e restrizioni negli aeroporti cittadini.

Questo episodio si inserisce in una sequenza più ampia di attacchi: porti petroliferi sul Baltico colpiti, raffinerie messe fuori uso, infrastrutture energetiche sotto pressione. Vulnerabilità che hanno portato Putin a sostituire il comandante delle Forze aerospaziali. Al posto di Viktor Afzalov è stato nominato il generale Aleksander Chaiko, figura controversa e già sanzionata dall’Ue per il suo ruolo durante l’occupazione di Bucha. Le Forze aerospaziali sono responsabili della difesa aerea e antimissilistica, proprio quelle che non sono riuscite a impedire incursioni sempre più frequenti.

La macchina della sicurezza interna si espande.

L’intelligence intensifica controlli, pattugliamenti e monitoraggi, mentre blackout selettivi delle comunicazioni vengono utilizzati per prevenire fughe di notizie. L’informazione stessa diventa terreno di controllo, con un coordinamento sulle pubblicazioni riguardanti il presidente.


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