Salute

Livia Ghetti sospesa 2 anni per abusi su atlete

Una nuova bufera dopo il caso Maccarani si abbatte sul mondo della ginnastica ritmica: Livia Ghetti, storica allenatrice della Ginnastica Estense Otello Putinati, fucina di talenti e di atlete olimpiche del calibro di Alessia Maurelli e Martina Santandrea, è stata sospesa per due anni. È il verdetto del tribunale della Federazione ginnastica d’Italia dopo il procedimento disciplinare aperto per abusi fisici e psicologici su atlete, anche minorenni. Alla società un’ammenda di 4mila euro. Amareggiata, l’allenatrice preannuncia che farà ricorso. La Procura federale ne aveva chiesto la radiazione. I fatti contestati sarebbero avvenuti nella palestra di Pontelagoscuro (Ferrara) tra il 2023 e il 2025. Ghetti e la società sportiva erano state deferite il 14 gennaio e successivamente si sono svolte diverse udienze, l’ultima giovedì 30 aprile, con la discussione delle parti e le dichiarazioni libere dell’allenatrice. Nel 2023, la stessa Livia Ghetti aveva lanciato una petizione a sostegno di Emanuela Maccarani, accusata di maltrattamenti e vessazioni morali sulle giovani stelle della ginnastica ritmica.

Il procedimento per Ghetti era stato aperto per una serie di presunte condotte ai danni di alcune allieveinsultate“, “umiliate” e “aggredite fisicamente“. Il Tribunale sportivo ha ritenuto sussistenti solo alcuni dei capi d’accusa. Tra questi gli insulti e l’abuso psicologico alle atlete, giovanissime, cui la Ghetti si rivolgeva sistematicamente con epiteti come “stupide“, “cretine“, “teste di c…” – tanto che le ragazze avevano rinominato una loro chat di gruppo appunto “teste di c…” per la costanza delle offese ricevute. Gli insulti riguardavano anche l’aspetto fisico, quindi c’era body shaming: “balene” e “ciccione“.

Ritenute sussistenti anche le aggressioni fisiche sistematiche: tirate di capelli, schiaffi e un episodio in cui l’allenatrice ha afferrato una ginnasta per il collo con entrambe le mani, lasciando segni visibili. Provato anche che durante i campionati italiani di Ancona l’allenatrice ha conficcato le unghie nel braccio di un’atleta e le ha dato uno schiaffo. Alle ginnaste veniva vietato di bere o andare in bagno fino alla corretta esecuzione degli esercizi. Ammesso, dalla stessa allenatrice, un taglio forzato di unghie con forbici da cucina: atto descritto negli atti di accusa come intrusione fisica coercitiva. C’è poi una serie di contestazioni per le quali le prove sono state ritenute insufficienti e per questo l’allenatrice è stata assolta. Ci sarebbero testimonianze discordanti o, appunto, insufficienza di elementi probatori.

Il Tribunale federale sottolinea in un passaggio come dall’istruttoria siano emerse “versioni diametralmente opposte” dei fatti discussi: “talune ginnaste, infatti, hanno descritto il comportamento dell’allenatrice come severo, negando tuttavia i fatti addebitati, altre, invece, hanno confermato gli episodi contestati dalla Procura Federale”. Un contesto verificato anche nel procedimento penale aperto dalla Procura di Ferrara, per il quale il pm ha chiesto l’archiviazione proprio perché da un lato l’allenamento veniva descritto come “maltrattante, violento e offensivo” e dall’altro “come severo, giusto, costruttivo e, comunque, necessario/indispensabile per raggiungere obiettivi di eccellenza”. Alla richiesta di archiviazione si è opposta una delle atlete denuncianti.


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