contratti entro un anno o i finanziamenti saranno revocati
ANCONA La lieta novella per il porto dorico: nella casse dell’Authority torneranno parte di quei 45 milioni che lo scorso settembre il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva revocato perché superati ormai i tempi per portare avanti le grandi opere. Per il rientro del tesoretto, falcidiato di 770mila euro, mancano solo le firme dei ministri Giancarlo Giorgetti, per il Mef, e Matteo Salvini, per il Mit. Una questione puramente formale che dovrebbe essere chiusa a stretto giro, anche perché il finanziamento bis riguarda anche altre Authority e non solo la nostra, che ha competenza su Ancona, Pesaro, San Benedetto e Ortona e Pescara, città a cui erano stati destinati complessivamente 100 milioni.
La spada di Damocle
Ci sarebbe però una spada di Damocle che pende sull’uso di quei finanziamenti: i contratti d’appalto vanno stipulati entro dodici mesi dall’assegnazione delle risorse. Tempi stretti per i tre progetti che culla l’Autorità portuale, retta dal commissario – e prima del presidente – Vincenzo Garofalo. In ballo ci sono il banchinamento del molo Clementino, la demolizione parziale del molo nord, quello con il murale di Monica Vitti e la lanterna rossa, e i dragaggi delle banchine commerciali (19-26). Tutte opere, ad oggi, rimaste al palo. E se la firma per l’affidamento dei lavori saltasse? I benefici economici verrebbero revocati. A meno che non sopraggiungano comprovato cause ostative che facciano riflettere il Ministero sull’allungamento dei tempi. A quel punto, questa la prospettiva nel campo delle ipotesi, si aprirebbe una nuova partita con l’asse Roma-Ancona, particolarmente caldo nelle ultime settimane. Tra i progetti che sembrano più lontani, c’è quello del molo destinato alle grandi navi da crociera. Un hub che ambientalisti e politica locale (il sindaco Daniele Silvetti in testa) stanno osteggiando. Dei 22 milioni di euro che il Ministero aveva assegnato all’Ap nel 2022, ne torneranno indietro 21,5 milioni. Solo una settimana fa è stato il Ministero della Cultura, chiamato in causa per la storicità del luogo dove si dovrebbe intervenire, a punzecchiare il progetto, pretendendo alcune integrazioni sui documenti visivi. Nel mirino, in particolare, è finito l’impatto dell’infrastruttura sull’area archeologica che ricade nel cuore del porto antico, a due passi dagli Archi Clementino e Traiano.
L’altro fronte
Per quanto riguarda la demolizione parziale del molo nord, da Roma arriveranno 10,75 milioni rispetto agli 11 che erano stati inizialmente assegnati. Su questo fronte, lo scenario è più positivo, considerando che il 30 dicembre scorso, dal Mase era arrivata la buona notizia: il progetto era stato considerato «da non assoggettare a Via», cosa che avrebbe tagliato di molto i tempi di realizzazione. Il progetto per la demolizione riguarda anche la regolarizzazione dei relativi fondali. Un’opera propedeutica all’ingresso in porto delle grandi navi.
L’ultimo aspetto
E veniamo ai dragaggi delle banchine del porto commerciale. Inizialmente erano stati assegnati 12 milioni. Arriveranno, salvi imprevisti, 270mila euro in meno. In questo caso, il progetto è in una fase avanzata: l’appalto è stato pubblicato e manca solo l’affidamento dei lavori alla ditta che si dovrà occupare della pulizia dei fondali per rendere più agevole l’ingresso delle navi nel nostro scalo.




