Ambiente

Confcooperative, con caldo estremo stalle in ginocchio, cala la produzione di latte del 10% – Mondo Agricolo



L’eccezionale ondata di calore che
sta flagellando l’Italia sta mettendo sotto pressione gli
allevamenti e rischia di compromettere la produzione
lattiero-casearia. Il caldo estremo, senza tregua anche nelle
ore notturne, sta causando un grave stress termico agli animali
e una conseguente riduzione della produzione di latte di circa
il 10% rispetto ai mesi scorsi. A lanciare l’allarme
Confcooperative Agroalimentare, che evidenzia come alle
temperature record si sommino l’emergenza idrica in Pianura
Padana e la scarsità dei foraggi. In più, a complicare il quadro
economico degli allevatori intervengono anche i continui rincari
del gasolio agricolo, l’aumento dei costi energetici (superiore
al 15%) e il rischio costante di blackout elettrici.


   
Sul fronte dei mercati, la situazione è delicata: il nostro
paese si avvia verso una produzione record per l’anno in corso
di circa 1,4 milioni di tonnellate, in aumento di circa il 5%
rispetto al 2025, ma la domanda, spiega Alessandro Mocellin,
Presidente del Settore Latte di Confcooperative Agroalimentare,
“non riesce ad assorbire completamente l’offerta, con
inevitabili tensioni sui prezzi”.


   
In questo scenario, va registrata una sostanziale tenuta
delle denominazioni d’origine più strutturate che, sottolinea
Mocellin, “dispongono di strumenti più efficaci per affrontare
la situazione di criticità: il Parmigiano Reggiano continua a
distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano
mantiene un equilibrio soddisfacente. Più complessa, invece, la
situazione delle altre produzioni Dop, che risentono
maggiormente della contrazione dei consumi interni e di una
minore capacità di esportazione”.


   
Anche produzioni importanti come l’Asiago, conclude,
“mostrano un mercato sostanzialmente stabile, ma con crescenti
difficoltà nella commercializzazione del prodotto. Oggi sono
soprattutto i mercati esteri a sostenere le vendite, ma non
tutte le Dop possono contare sulla stessa forza esportatrice dei
due grandi formaggi italiani”.


   

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