Con il Governo Meloni sbarchi in calo, il sindaco pensi a rendere Ravenna più sicura

Non accenna a spegnersi la polemica politica sulla questione migratoria dopo l’ultimo sbarco avvenuto martedì scorso al porto di Ravenna con l’attracco della Humanity I della ong tedesca Sos Humanity. Dopo le parole del sindaco Alessandro Barattoni che ha accusato il Governo Meloni di una “gestione assente del fenomeno” che non farebbe altro che alimentare “odio e paura”, interviene sul tema il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alberto Ferrero.
“Il Governo in carica ha affrontato il fenomeno migratorio con un approccio strutturale – puntualizza il consigliere – ottenendo una riduzione di circa il 70% degli sbarchi rispetto agli anni caratterizzati dai picchi registrati sotto i governi a guida centrosinistra. Il dato più recente del Ministero dell’Interno certifica che tra il primo gennaio e il 31 marzo 2026 sono sbarcate 6.117 persone, contro le 9.215 dello stesso periodo del 2025 segnando una ulteriore diminuzione di oltre il 33%. Sono dati che non hanno bisogno di interpretazioni politiche”.
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“Se il sindaco è davvero così preoccupato per le conseguenze dell’immigrazione sul territorio dovrebbe innanzitutto spiegare per quale motivo non sollecita il suo predecessore, oggi presidente della Regione, a dare finalmente impulso alla realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) – continua il meloniano –. E dovrebbe spiegare quali siano, concretamente, tutte le iniziative che il Comune sta mettendo in campo utilizzando gli strumenti a sua disposizione per aumentare la sicurezza nella città che amministra. Ci piacerebbe inoltre sapere se il sindaco intenda riconoscere che, per anni, una parte importante della sinistra ha sostenuto politiche sull’immigrazione che hanno contribuito a rendere strutturale un sistema di accoglienza e gestione dei flussi che oggi proprio quella stessa parte politica denuncia come problematico”.
“Oggi l’Italia ha davanti un Governo che ha scelto di affrontare l’immigrazione irregolare con strumenti di contrasto ai trafficanti, accordi internazionali, politiche sui rimpatri e una strategia di contenimento dei flussi. Anche sul fronte dei rimpatri, il Ministero dell’Interno segnala nel 2025 un incremento superiore al 50% rispetto al 2022, con un’ulteriore crescita nel 2026. È legittimo avere opinioni diverse sulle politiche migratorie. È meno serio ignorare i risultati quando i numeri vanno nella direzione opposta rispetto alla narrazione che si vuole costruire”, conclude Ferrero.
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