Liguria

Il “Progetto due punti” parte da Genova con l’intervista a Carlo Castellano: “Le cose grandi si fanno in gruppo”


Genova. Parte da Genova il “Progetto Due Punti”, l’iniziativa di partecipazione giovanile promossa dall’associazione ligure Diadasia e finanziata dall’Unione Europea tramite il programma Erasmus+ KA154. L’ambizione è nazionale, ma le radici sono liguri: la prima intervista di questo format, infatti, è dedicata a Carlo Castellano, il visionario imprenditore – genovese d’adozione – già fondatore di Esaote e “padre” del parco tecnologico degli Erzelli e oggi presidente di Alpim Fondazione per i minori, con la quale in questi anni ha promosso il progetto del liceo sperimentale in Valpolcevera.

Nell’intervista Castellano racconta la sua vita, dalla fanciullezza fino ai giorni nostri, passando attraverso la memoria degli episodi che l’hanno segnata e determinata, dalla scelta imposta dalla famiglia del percorso di studi, passando dalla gambizzazione subita da parte delle Brigate Rosse, fino alle intuizioni imprenditoriali e sociali degli ultimi anni.

A quasi novant’anni (classe 1936), Castellano rappresenta una figura iconica del tessuto economico e imprenditoriale del territorio genovese: oltre ad essere il fondatore di Esaote — oggi colosso medicale leader nella diagnostica — e mente dietro al parco scientifico e tecnologico di Genova Erzelli, oggi, la sua dedizione all’innovazione e al progresso sociale non si è affatto spenta. In veste di presidente di Alpim (Associazione Ligure per i Minori), Castellano è il principale promotore del progetto del Liceo Tecnologico Sperimentale della Valpolcevera, un polo scolastico all’avanguardia pensato per riqualificare un’area complessa e soprattutto offrire ai giovani competenze digitali senza rinunciare alle basi umanistiche.

La scelta del team del “Progetto due punti” di inaugurare il proprio format intervistando proprio Castellano non è casuale. Il progetto, promosso dall’associazione Diadasia (che ha sede a Varazze), nasce con l’obiettivo di superare la polarizzazione e la superficialità della comunicazione struttura dai social media per costruire spazi di dibattito basati sul pensiero critico e l’ascolto attivo.

Con questo primo incontro, si compiono le intenzioni del progetto, vale a dire quello di demolire l’asfittico gap generazionale, costruendo ponti di condivisione. Mettere attorno allo stesso tavolo ragazzi under 30 e un manager visionario novantenne incarna perfettamente lo spirito del manifesto di Diadasia: sfuggire agli slogan veloci, argomentare con fatti e dati, dare forma a idee motivate, superando le barriere “narrative” tra uomini e donne separate “soltanto” da generazioni e decadi.

L’intervista, da oggi disponibile su YouTube, quindi è il primo passo di una lunga serie di incontri e dibattiti aperti che toccheranno diverse città, mettendo al centro le speranze, la visione e le competenze delle generazioni emergenti. Genova sarà uno dei punti nodali di questo progetto a carattere nazionale: nei prossimi mesi, infatti, il team di Diadasia tornerà sotto la Lanterna con dibattiti e nuovi ospiti.




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