Comuni montani, rivolta a Roma: «Il Governo sospenda il decreto». Polini (Castignano): «Territori abbandonati»
ANCONA Dalle carte del Tar alla piazza romana, con le fasce tricolori davanti ai palazzi del Governo. La protesta dei Comuni esclusi dalla nuova classificazione della montagna è arrivata ieri nella Capitale, dove circa 130 sindaci da tutta Italia – una ventina dalle Marche – hanno chiesto di sospendere il decreto e riaprire subito il dossier sui criteri. Non una battaglia di bandiera, assicurano gli amministratori, ma una questione concreta: fondi, agevolazioni, servizi, politiche contro lo spopolamento. A guidare la protesta marchigiana c’è Maurizio Gambini, sindaco di Urbino, comune montano dal 1952. «Siamo stati ricevuti da parlamentari di tutte le forze politiche. C’è stata una piccola apertura», racconta Gambini.
La giornata
Arrivati nella Capitale in mattinata, attorno alle 10.30, i sindaci hanno incrociato i primi interlocutori politici: Paolo Trancassini e Antonio Baldelli, deputati di Fratelli d’Italia, Maurizio Gasparri (Forza Italia), la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein e il deputato Augusto Curti. Il confronto con i dem è poi proseguito dentro Montecitorio, nella sala Berlinguer. Un confronto trasversale, tra maggioranza e opposizione, che Gambini giudica positivo: «Per lo meno siamo stati ascoltati». La richiesta, però, resta netta: «Sospendere il decreto per dare modo di ricalcolare tutto, valutando altri parametri. Non servono mesi, possono bastare anche due settimane». Alla Camera, intanto, i rappresentanti dei sindaci hanno portato le loro proposte in audizione. Secondo Gambini, la presa di coscienza sarebbe ormai trasversale: «Tutti i parlamentari hanno condiviso che questa riforma, così com’è, non può essere attuata». Quindi l’appello a Governo, Parlamento e associazioni di rappresentanza come Uncem e Upi. «Chiediamo che siano con noi, che si occupino concretamente di questa vicenda», insiste Gambini. Il nodo Anci resta una ferita aperta. Anzi, il fronte più ruvido della protesta marchigiana.
Lo strappo di Gambini
A strappare per primo era stato Gambini, che aveva sospeso Urbino dall’associazione e chiesto le dimissioni del presidente marchigiano Marco Fioravanti. Poi altri Comuni esclusi hanno seguito la stessa linea. «Sono dispiaciuto perché non ha mai cercato un dialogo», dice il sindaco, pronto a chiedere un incontro al presidente nazionale Anci Gaetano Manfredi. Fioravanti ieri era assente. «Non l’ho più sentito, ma siamo pronti a rientrare se vedremo collaborazione. Di certo, ci ha fatto piacere la presenza e il sostegno del sindaco di Urbania, Marco Ciccolini, pur non essendo tra gli esclusi».
Il fronte ascolano
Dal fronte ascolano arriva la voce di Fabio Polini, sindaco di Castignano. Il Comune è uno dei casi simbolo: «Siamo fuori per un metro e mezzo», dice. Una formula che riassume la contestazione: scarti minimi nei parametri, conseguenze pesanti sui territori. «Non parliamo di un’etichetta, ma di dimensionamento scolastico, medici di base, finanziamenti per i giovani. Altrimenti i territori saranno abbandonati». Da Arcevia, la sindaca Marisa Abbondanzieri richiama invece le ricadute quotidiane: Imu sui terreni agricoli, atti notarili, gasolio e bonus nati. «Rivendichiamo il diritto di restare e un cambio di politiche dedicate ai territori più fragili», dice. Le fasce tricolore hanno lasciato la Capitale intorno alle 17. «Un altro passo per difendere i cittadini è stato fatto – commenta Michele Vittori, sindaco di Cingoli – partecipazione e apertura al dialogo sono stati un primo traguardo». «Torniamo a casa – continua il primo cittadino di Staffolo, Sauro Ragni – consapevoli di aver acceso l’attenzione nazionale su una questione che rischiava di passare sotto silenzio. Non possiamo dire che il problema sia risolto o che il Governo abbia assunto impegni concreti, ma era importante esserci». E se risposte concrete non arriveranno, avverte Gambini, la protesta è pronta ad allargarsi: non più solo fasce tricolori, ma mobilitazioni insieme ai cittadini.
Altitudine di 350 metri, così in 29 restano fuori
Il nuovo elenco dei Comuni montani, proposto del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, si basa su parametri esclusivamente geomorfologici: altitudine, pendenza e continuità territoriale. Un Comune rientra se raggiunge un’altitudine di 350 metri (e almeno il 5% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%). Non pesano invece, in questa prima classificazione, indicatori sociali come spopolamento, distanza dai servizi o fragilità delle aree interne. Nelle Marche i Comuni montani passano da 107 a 78, con 29 municipi esclusi: 5 nell’Anconetano, 2 nell’Ascolano, 7 nel Maceratese e 15 nel Pesarese.




