Istituti tecnici, ridurre la durata del percorso non è la soluzione
Si è chiuso con successo al Cairo il TechSkill Forum, l’incontro sull’Istruzione e la Formazione tecnica e professionale dei Paesi del Mediterraneo, promosso dal Ministero Italiano dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero Egiziano dell’Istruzione e della Formazione Tecnica e Professionale. In particolare vi è stata grande attenzione per gli Istituti Tecnici Superiori, gli ITS, come modelli di educazione tecnica adeguati ad un mondo in così rapida trasformazione strutturale.
Gli ITS vennero istituiti dal II Governo Prodi con DPCM del 25 gennaio 2008, in piena crisi economica, avendo ben chiaro che per uscire dalla trappola finanziaria era necessario rilanciare l’innovazione produttiva, che richiede una scuola in grado di sostenere con adeguate competenze il cambiamento strutturale. Questo atto era stato preceduto dai lavori di una commissione di studio, a cui partecipai come rappresentante della Conferenza dei Rettori. Dopo un’ampia revisione dei diversi modelli, ci si rivolse verso l’esperienza tedesca delle Hochfachshule, in cui scuole tecniche e istituti professionali, università, imprese ed istituzioni locali convergevano per attivare corsi di livello terziario, con cui dare corpo ad un’università diffusa, come matrice di innovazione e cambiamento.
Già nel 2010, divenuto assessore della Regione Emilia-Romagna, attivai nella Motor Valley, tra Modena e Piacenza, un primo ITS della Meccatronica, coinvolgendo le quattro università presenti in Regione, le imprese del settore – Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, Dallara e i loro subfornitori – le scuole tecniche, i centri di formazione professionale, le istituzioni locali, promuovendo contemporaneamente una riforma della formazione professionale triennale di competenza delle Regioni e il raccordo con gli istituti tecnici quinquennali di competenza nazionale.
Da questa prima esperienza di ITS ne seguirono molte altre in tutte le regioni, fino a quando, in qualità Ministro dell’Istruzione del Governo Draghi, istituii con legge 99 del 15 luglio 2022 il Sistema Nazionale dell’Istruzione Tecnologica Superiore, come parte integrante di un sistema educativo nazionale, che vede interagire in modo coordinato la formazione professionale triennale regionale, le scuole tecniche statali, gli ITS come fondazioni, le Università come soggetti autonomi e sempre più accademie aziendali. Contestualmente vennero approvate le norme sul potenziamento dell’istruzione tecnica, la transizione digitale, la revisione del sistema di reclutamento e la formazione dei docenti.
In questo quadro, è stato attribuito alla scuola tecnica e alle ITS Academy non solo il compito di formare competenze per rispondere alla domanda di lavoro da parte delle imprese, ma di educare persone in grado di guidare la trasformazione dei rispettivi comparti produttivi, con un’accentuata mobilità anche fra settori, operando per l’inclusione e l’integrazione di persone immigrate. Per questo, accanto a un’enfasi sulle materie tecniche e a una diffusa pratica di tirocinio in impresa, venivano garantiti ampi spazi per l’educazione letteraria, linguistica, storica, perché tutti potessero acquisire quella solidità culturale necessaria a comprendere i cambiamenti del mondo e affrontarli senza timore.
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