Comunali al centrodestra, solo Macerata al ballottaggio. Le Marche sempre meno rosse
ANCONA Neanche gli aruspici erano riusciti a prevedere questo scenario. Nelle segrete stanze, il centrodestra confidava in un buon piazzamento al primo turno, per poi dare la zampata al secondo e difendere il poker di città conquistate negli ultimi anni. In realtà, non ce n’è stato troppo bisogno. A Senigallia la vittoria è arrivata senza bisogno di ballottaggio per l’uscente Massimo Olivetti (che ha sconfitto il capogruppo del Pd Dario Romano, alla testa del campo largo). A Macerata, Sandro Parcaroli è andato al ballottaggio al fotofinish, contro il centrosinistra e un Gianluca Tittarelli che si era dato già per sconfitto. E invece…

La geografia del voto
Nella San Benedetto post-commissariamento per la caduta della giunta Spazzafumo, il deputato e coordinatore del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede, insieme al centrosinistra, nulla ha potuto contro Nicola Mozzoni, forte di otto liste e del supporto del centrodestra unito. Più sfumata la situazione di Fermo, ma comunque anche qui si può parlare di vittoria del centrodestra, nonostante la spaccatura tra i civici di Calcinaro e la destra tout court. Alberto Scarfini – delfino dell’assessore regionale alla Sanità – sostenuto da liste civiche e Forza Italia senza simbolo, si è imposto al primo turno, spazzando via l’intero campo largo di Angelica Malvatani, che si è dovuta sudare pure il secondo posto, tallonata da Leonardo Tosoni, espressione di Fratelli d’Italia e Lega. Un (quasi) poker calato sul tavolo verde delle Amministrative che è andato anche oltre i più rosei pronostici. E dire che i borsini davano almeno la Senigallia rossa per tradizione pronta a virare di nuovo a sinistra. Ma nonostante un fronte stavolta compatto (nel 2020 la spaccatura tra Volpini e Campanile consegnò la città alla destra dopo decadi), Olivetti l’ha spuntata comunque, forte di un’amministrazione poco connotata politicamente e percepita dai cittadini quasi come civica.
Il trend
Un bilancio dorato che ha fatto tornare il sorriso in casa centrodestra dopo la dolorosa debacle del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Risultato catastrofico che aveva causato più di una notte insonne agli alti papaveri marchigiani. «Ma le Amministrative sono un’altra cosa», aveva detto all’indomani della sconfitta il governatore Acquaroli. E in effetti così è stato: quei 394mila no, pari al 53,75% degli aventi diritto, non si sono tradotti in un tesoretto elettorale per il campo largo. Anzi. Questa tornata ha confermato il trend che nelle Marche – tolto lo psicodramma osimano che ha riconsegnato la città alla sinistra nel 2024 – si è consolidato da quasi 6 anni a questa parte: alle Comunali il centrodestra vince e convince. Se nella tornata del 2020, il risultato di Senigallia poteva essere scambiato per un voto di protesta, la vittoria al primo turno di ieri spazza via ogni dubbio.
Squadra che vince
Fano vinta al primo turno, Urbino riconfermata e Recanati vinta al secondo nel 2024 erano state la riprova del trend. E dalle Amministrative chiuse ieri arriva anche un’altra conferma difficilmente confutabile: Calcinaro era e resta il dominus di Fermo. È entrato in rotta di collisione con Acquaroli e con quella maggioranza regionale di cui fa parte – il capogruppo di FdI Putzu in primis – puntando i piedi su una coalizione senza simboli di partito. «Fermo è civica» ha detto e ripetuto per mesi. E alla fine si è imposto sui suoi compagni di squadra in Regione. Questo screzio qualche cicatrice la lascerà senza dubbio, ma il fatto che Scarfini abbia vinto al primo turno nonostante quattro sfidanti per la fascia tricolore in campo, gli mette nelle mani un’arma molto potente per dire «avevo ragione io».
Fino all’ultimo
Per Parcaroli, si sapeva, non era semplice imporsi al primo turno – oltre a Tittarelli, ha dovuto vedersela con altri tre candidati in corsa – e le battute finali dello scrutinio sono state al cardiopalmo. L’entusiasmo esploso si è ridimensionato e i party sono rinviati a quando i dati saranno ufficiali. Ultima, ma non in ordine d’importanza, San Benedetto ha scelto Mozzoni per uscire dal commissariamento. Archiviati – per ora – i mal di pancia con Forza Italia, il centrodestra esulta compatto. E il campo largo, che qui aveva la sua massima espressione con un candidato pentastellato – Fede – si lecca le ferite. L’eventuale remuntada a livello nazionale in ottica Politiche 2027 non partirà dalle Marche, questo è evidente.




