Chiusa l’inchiesta sugli abusi della polizia locale, 32 indagati. Gambino istigò Giurato a ritardare la denuncia ”Non portare niente in procura”

Genova. Salgono a trenta i vigili indagati nell’inchiesta sulla polizia locale genovese per presunti abusi sulle persone fermate. A loro, che appartengono tutti al Nucleo anti degrado del Reparto sicurezza urbana, si aggiungono l’ex assessore comunale alla sicurezza Antonio Gambino – oggi consigliere a Tursi nel gruppo misto – e l’ex comandante Gianluca Giurato, accusati di favoreggiamento e ritardata denuncia all’autorità giudiziaria.
Gambino a Giurato: “In procura non portare niente”
“In procura niente, non portarli in Procura” avrebbe detto Gambino a Giurato – non sapendo di essere intercettato nell’inchiesta parallela sulla corruzione – in riferimento alle rivelazioni da parte di due vigilesse sui presunti abusi perpetrati da alcuni colleghi del nucleo . La chiusura dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile e coordinata dalla pm Sabrina Monteverde è stata notificata ai 32 indagati.
“L’ex comandante Giurato cercò di screditare le agenti che avevano denunciato gli abusi”
Secondo l’accusa Giurato, istigato da Gambino avrebbe volutamente prolungato l’indagine interna per circa un mese “unicamente per screditare le denuncianti”. Per la procura inoltre il fatto di aver sentito i 12 vigili del nucleo antidegrado mettendoli al corrente delle accuse ha reso inutili accertamenti a sorpresa da parte degli inquirenti. Giurato solo un mese dopo la denuncia presentata formalmente a lui dalle due poliziotte, aveva depositato un’annotazione in Procura “sottolineando i contrasti tra le dichiarazioni rese dalle due denuncianti e le discrepanze emerse dalla attività investigativa” e invitando la procura “a valutare la posizione delle due denuncianti”.
Non solo, l’ex comandante avrebbe convocato una riunione all’interno del Reparto sicurezza urbana rivelando ai componenti del Reparto il contenuto delle accuse mosse nei loro confronti dalle loro colleghe e rassicurandoli sull’esito a loro favorevole degli “accertamenti” espletati. Per questo a Giurato viene contestato anche il reato di rivelazione del segreto d’ufficio.
Gli abusi aggravati dall’odio razziale: “Sti bastardi bisogna bastonarli come a casa loro”
Inizialmente, quando nel giugno 2025 l’indagine era stata resa nota in seguito alle perquisizioni e ai sequestri, i vigili indagati erano 15 ma il loro numero è raddoppiato con il procedere dell’inchiesta e l’individuazione da parte della squadra mobile di ulteriori vittime degli abusi.
Gli agenti sono indagati a vario titolo per falso, peculato, lesioni, in alcuni caso con l’aggravante dell’odio razziale e dell’abuso di autorità. “Straniero di merda, ti spacco il culo” aveva detto un agente a un giovane straniero fermato a cui aveva calpestato le scarpe Nike e rotto il cellulare.“Sti bastardi bisogna bastonarli come a casa loro” scrivevano in chat.
Il peculato: soldi presi ai fermati e usati per “pizza, coca e dolcetti”
Diversi gli episodi di peculato documentati dall’accusa dove le somme sequestrate verbalizzate erano inferiori a quelle effettivamente ritrovate. Una parte dei soldi li tenevano per “pizza, coca e dolcetti”. In un caso i soldi sequestrati e non verbalizzati, sono stati utilizzati anche per comprare una telecamera nel reparto. Tutto testimoniato dai messaggi delle chat dove gli stranieri derubati venivano poi scherniti “alla fine si è deciso a donare dei soldi ai bimbi, è veramente un ragazzo di cuore” scrive uno degli indagati a proposito di 800 euro sottrati a un fermato
Alcuni sono indagati per favoreggiamento o false informazioni al pm perché avrebbero mentito agli investigatori e alla stessa magistrata dicendo non sapere sulla sui contenuti della chat “Quei bravi ragazzi” in cui erano inseriti e dove gli agenti anche con foto e video si vantavano proprio degli abusi commessi. Altri per aver negato di sapere che i colleghi andavano al lavoro con i tonfa, i manganelli estensibili che non sono in dotazione alla polizia locale di Genova, pur essendo documentato che erano presenti a questi
I messaggi nella chat “Quei bravi ragazzi”
La chat ‘Quei bravi ragazzi’, decisiva per l’inchiesta, era una sorta di chat parallela (23 i partecipanti) a quella ufficiale del reparto (la chat RU con 46 membri) dove gli agenti condividevano le immagini in cui sbeffeggiavano o minacciavano i fermati. “Primi cioccolatini dell’anno dispensati” scrivono alcuni agenti in chat alludendo a un cittadino sudamericano arrestato e malmenato la notte di Capodanno .”Chi è il dottore?” chiede uno dei partecipanti alla chat. “Ha gradito da più dottori”, “Ne ha mangiati tanti gusti a sto giro, era
ghiotto e affamato” dicono ancora sempre utilizzando la metafora dei dolci e delle caramelle per indicare le botte e postando la foto dell’arrestato in manette. “Cos’ha combinato sto Coglionazzo????” chiede un altro e e uno degli indagati risponde “A de Ferrari è un po’ su di giri, ha voluto fare un brindisi con noi”, “Ha brindato rompendo il bicchiere in testa“.
I 1200 euro spariti: “Tanto le bodycam le abbiamo attivate dopo e abbiamo i filmati”
Tra gli episodi citati quello del furto di 1200 euro (il reato è peculato trattandosi di pubblici ufficiali), in cui una delle vigilesse donne, dopo che un collega si era preoccupato visto che il proprietario della casa, appena si era accorto dell’ammanco, si era infuriato dicendo che avrebbe denunciato tutti, aveva detto: “ha detto che gli abbiamo fatto saltare 1500 euro ma non può provarlo. Siamo noi contro di lui e abbiamo attivato le bodycam che dimostrano che non abbiamo toccato niente. Può andare a fare denuncia dove vuole, tanto abbiamo attivato dopo e abbiamo i filmati”. Circa gli accessi negli alloggi da sgomberare senza preventiva determina del dirigente e senza, in qualche caso – come emergerebbe dalle prime indagini – la presenza di un loro superiore in loco (con qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria) in chat uno di loro scrive, quasi ad anticipare una preoccupazione: “Il problema è che con questo giochino abbiamo fatto un bel po’ di reati”.
Genova24 ha contattato i legali di Gambino (Rachele De Stefanis) e Giurato (Giorgio Franchini e Fabiana Cilio) che al momento hanno preferito non rilasciare commenti o dichiarazioni.
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