Veneto

la mostra che ricostruisce la svolta dai Vangeli lignei alla pittura escatologica

La Bugno Art Gallery di Venezia apre le sue porte alla ricerca di Antonio Del Donno con “L’ardore dell’arte”, una personale che ripercorre gli snodi principali della produzione del maestro beneventano. L’esposizione, curata in collaborazione con Colonna Arte Contemporanea, sarà presentata al pubblico giovedì 12 novembre alle 17 nella sede della galleria, accanto al Teatro La Fenice.

La rassegna mette a fuoco la tensione centrale dell’opera di Del Donno: il passaggio dalle superfici lignee densamente incise, note come Vangeli, alla pittura successiva, più asciutta e concentrata sulla tela. Di fronte a questi due poli, il visitatore ritrova un artista che alterna una scrittura visiva intensa a un gesto pittorico più essenziale.

I Vangeli, prodotti tra gli anni Settanta, si presentano come doppie tavole di legno aperte alla maniera di un messale. Su quelle superfici Del Donno imprimeva parole e sentenze, tratte dalle Sacre Scritture o da testi sapienziali, con una forza che risultava quasi “bruciata” nella materia. Qui la parola è corpo, traccia tangibile che attraversa la superficie e ne condiziona la materia.

Negli anni successivi l’artista si sposta verso una pittura che Garrera definisce laconica ed essenziale. Sulla tela emerge una pratica che si nutre di urgenza, di un orizzonte escatologico: dipinti che sembrano operare in condizioni di gravità, come se testimoniassero una fine prossima del mondo conosciuto. La drammaticità non è spettacolo, ma modalità di misurare il segno con la storia.

Nel saggio critico che accompagna la mostra, Gianni Garrera offre una chiave di lettura coerente con questa doppia stagione. Secondo l’analisi di Garrera, i Vangeli e la successiva pittura su tela vanno considerati come due risposte opposte ma complementari al rapporto tra arte e scrittura: la prima conserva la parola viva e ustionante; la seconda lavora sulla sottrazione della parola, mostrando il resto, i residui di un naufragio estetico.

Garrera sottolinea inoltre come, anche nel momento in cui la parola sembra esiliata, la pittura di Del Donno non scivoli nella decorazione o nell’autocompiacimento. Al contrario, la riduzione del linguaggio visivo diventa testimonianza di una delusione storica e di una riflessione sull’epoca di passaggio. L’opera rimane perciò un atto che deposita il proprio peso storico e simbolico sul segno.


5 x 1000

Questa tensione tra parola e colore, tra scrittura e superficie, conferisce al lavoro di Del Donno un carattere di informale dal tono misurato ma eloquente. Le opere non cercano il gesto gratuito: preferiscono restituire i resti di un paesaggio — terre, cieli, panorami — trasformati in reperti di una sorte che si chiude.

La mostra vuole, dunque, offrire una vista d’insieme su una traiettoria artistica che non ha rinunciato alla profondità meditativa né alla forza materica. La scelta di affiancare al percorso espositivo un saggio critico consente al pubblico di confrontarsi con una lettura interpretativa che mette in relazione fonti letterarie, pratiche pittoriche e orizzonti storici.

L’inaugurazione di “L’ardore dell’arte” è fissata per giovedì 12 novembre alle ore 17.00 alla Bugno Art Gallery di Venezia, accanto al Teatro La Fenice.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »