Chi vuole una legge sul fine vita ama la vita! Mi spiace che il clero non lo capisca
Chi in Italia chiede che venga approvata una legge nazionale sul suicidio medicalmente assistito non vuol dire che non ama la vita o che è “portatore di morte” ma anzi al contrario ama la vita e solo che vuol poter scegliere sulla propria vita. È vero ci sono le cure palliative che il Sistema Sanitario Nazionale deve assolutamente potenziare e garantire, ma talvolta la malattia può essere talmente pesante e insopportabile, sia a livello psicologico ma soprattutto fisico, che la persona non riesce a sopportare e vivere la sua condizione.
Stefano Gheller guerriero, pioniere e promotore per l’approvazione della legge sul “Fine Vita” in Veneto e non era di certo una persona che non amava la vita ma voleva appunto poter decidere della propria vita. Luca Zaia ha incontrato Stefano Gheller e ha compreso perfettamente il messaggio; gli è stato realmente vicino, sia cercando di aiutare realmente Stefano sia impegnandosi affinché anche il Veneto avesse la sua legge sul “Fine Vita”.
Stefano Gheller era ed è il mio miglior amico e a modo mio cercherò di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo che tutte le altre regioni d’Italia abbiano una legge su questo tema.
Mi dispiace molto che il Patriarca di Venezia Monsignor Francesco Moraglia, che Monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e che l’Arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini non comprendano l’importanza di una legge sul “Fine Vita”, in primis perché se una regione ha una legge che disciplina tale tematica non ne consegue che tutti debbano automaticamente aderire: per accedere a tale percorso bisogna presentare domanda presso la propria Asl. In altre parole, se una persona non vuole intraprendere – per motivi religiosi o di altro genere – quel percorso, può in tutta libertà scegliere di non farlo.
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