Ceremony – Tell Me Your Dream
In “Tell Me Your Dream”, il loro settimo album, i Ceremony fanno quello che ormai pochissimi artisti hanno il coraggio di fare: affrontare in maniera critica la realtà con testi dal fortissimo contenuto sociale e politico. La band californiana reagisce con rabbia all’apatia – quel mix tra abulia e rassegnazione che ci attanaglia un po’ tutti sul versante occidentale – e dà vita a dieci tracce di ribollente post-punk fortemente legato all’esempio dei grandi pionieri britannici del finire degli anni ’70.

L’influenza dei Gang Of Four in “Madness” e dei Joy Division in “Paradise” (con un basso melodico che sembra suonato da un clone di Peter Hook) è più che lampante, nonostante i proclami dei Ceremony che hanno paragonato la loro ultima fatica all’anarcho-punk di Crass e Discharge.
In “Tell Me Your Dream” non mancano passaggi più aggressivi (penso al brutale hardcore di “Other Hells”) ma, nel complesso, prevalgono sonorità vintage modellate sugli stilemi classici di un post-punk basico ma mai banale, interpretato con classe, energia e cognizione di causa.
Le chitarre ruvide e le tastiere altrettanto grezze, inoltre, non riescono a celare un lato squisitamente pop che emerge in maniera netta in brani essenziali ma godibilissimi come “Dark Summer”, “Antenna” e “10 Planets”.
“Tell Me Your Dream”, fedele alle tematiche dure affrontate nei testi, è un disco pregno di atmosfere dark, ma la sua vera forza si nasconde proprio nell’immediatezza che è alla base dei suoi frangenti più melodici. Il post-punk ormai è uno dei generi più inflazionati di sempre, ma quando viene confezionato bene non delude quasi mai (anche quando si sfiora il dozzinale).
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