Umbria

C’era un Andrea che non conoscevamo. Tutta la verità non la sapremo mai


Un Andrea dalla doppia identità. Un Andrea che i familiari non conoscevano “nonostante il tanto tempo che passavamo insieme”. Andrea, il ragazzo timido, impacciato, sulle sue. Quello che anche se stava male, controvoglia prendeva una tapichirina. E che, invece, il 24 gennaio 2025 è morto per un mix di ansiolitici e ossicodone. 

Una morte, hanno ricostruito le indagini, in diretta chat con l’amico virtuale Emiliano Volpe, romano all’epoca appena diciottenne. Amico che, secondo l’accusa, non avrebbe scritto una riga o detto una parola via messaggio per farlo desistere, quanto piuttosto lo avrebbe incitato ad andare avanti e consigliato su come ottenere un effetto maggiore dall’assunzione di farmaci. Davanti alla Corte d’assise di Perugia il processo che vede Volpe imputato per istigazione o aiuto al suicidio ha iniziato a entrare nel vivo con le prime testimonianze. 

A partire dagli investigatori della squadra mobile, diretti da Maria Assunta Ghizzoni, per poi arrivare alla sorella gemella Anna, ai genitori e all’altro fratello. Proprio Anna ha ricostruito il 24 gennaio 2025, giorno della scomparsa di Andrea, quando diede l’allarme dopo aver visto che il fratello non arrivava per pranzo e che non rispondeva ai messaggi. Allo studentato dove viveva non c’era. Era uscito di mattina, confermeranno le immagini delle videocamere di sicurezza, e poi più niente. L’allarme era scattato direttamente quel giorno, ma solo il 29 gennaio venne trovato il corpo di Andrea in quella stanza di via del Prospetto presa in affitto, una prenotazione che non risultava ufficialmente. 

Per questo, Andrea fu individuato dopo cinque giorni, ormai morto da tempo. Era riverso sul letto, dove presumibilmente era seduto prima di perdere i sensi e coricarsi. “Andrea stava progettando il suo futuro – ha ricordato l’avvocato Francesco Mangano, che con Carlo Pacelli e Cinzia Bartolucci assiste i familiari – si era iscritto all’esame da fare al primo appello possibile, aveva preso i biglietti per tornare a casa e poi rientrare a Perugia. Aveva prenotato il pranzo per il giorno della sua scomparsa”. Morire, uccidersi, insomma, in base a questa ricostruzione, non appariva essere nei suoi progetti. “Tutta la verità su di lui non la sapremo mai” h aggiunto ancora Anna nella commossa testimonianza di fronte allo stesso Emiliano Volpe, ieri presente in aula. Il processo riprende il 30 aprile


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