Caro-affitti e doppie spese: il rientro dei docenti a fine agosto rischia di diventare un salasso

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce dei più recenti dati sull’inflazione e in prossimità della conclusione delle operazioni di assegnazione provvisoria per l’anno scolastico 2026/2027, richiama l’attenzione sulle conseguenze che l’aumento del costo della vita sta determinando sul personale scolastico, con particolare riferimento ai docenti che prestano servizio lontano dalla propria residenza e a quanti vivono nelle città del Centro-Nord maggiormente interessate dalla crescita dei costi abitativi.
A luglio 2026 l’inflazione annua nell’area euro ha raggiunto il 2,9%, mentre nell’Unione europea si è attestata al 3%. In Italia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo registra un incremento annuo del 2,9% e l’inflazione acquisita per il 2026 è pari al 2,7%. Secondo i dati ISTAT, gli energetici regolamentati registrano a luglio una crescita annua del 14,9% e quelli non regolamentati del 10,6%.
Il mercato delle locazioni contribuisce ad accentuare questa difficoltà: secondo la rilevazione delle offerte pubblicate da idealista, nel luglio 2026 il canone medio richiesto in Italia ha raggiunto 14,9 euro al metro quadrato, mentre a Milano si colloca a 22,4 euro al metro quadrato.
Tempi amministrativi e conseguenze economiche per i docenti
Il CNDDU esprime particolare preoccupazione per i docenti di ruolo che nell’anno scolastico 2025/2026 hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria interprovinciale e che, per il nuovo anno, sono ancora in attesa dell’esito della relativa procedura. Le operazioni per il personale docente devono concludersi entro il 24 agosto.
Per coloro che non dovessero ottenere nuovamente l’assegnazione, la necessità di rientrare nella provincia di titolarità potrebbe quindi diventare certa soltanto a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico.
La questione non riguarda il diritto alla conferma dell’assegnazione provvisoria, che conserva la propria natura annuale ed è necessariamente subordinata alle condizioni previste dalla disciplina vigente. Il problema riguarda piuttosto le conseguenze economiche e familiari prodotte dalla ristrettezza dei tempi entro i quali il docente deve riorganizzare la propria vita.
Chi apprende nell’ultima parte di agosto di dover tornare a prestare servizio a centinaia di chilometri dalla propria residenza può essere costretto a cercare un’abitazione in pochi giorni, in un periodo nel quale la disponibilità di soluzioni adeguate può risultare limitata.
Alla difficoltà di trovare casa si aggiungono deposito cauzionale, eventuali anticipazioni, spese di trasferimento, utenze e costi dei successivi rientri familiari. L’urgenza riduce la possibilità di confrontare le offerte e può costringere ad accettare sistemazioni temporanee o economicamente meno favorevoli.
Il ritorno nella provincia di titolarità può comportare nuovamente un secondo affitto, utenze, viaggi periodici e una sensibile riduzione del reddito familiare disponibile.
Alla stabilità giuridica del rapporto di lavoro può così corrispondere una rilevante instabilità economica e territoriale.
Proposte per una maggiore sostenibilità della mobilità professionale
Il CNDDU ritiene necessario sviluppare una riflessione più avanzata sul rapporto tra reddito da lavoro, patrimonio familiare e possibilità di accedere alla casa. La risposta non dovrebbe consistere in una differenziazione territoriale del valore del lavoro, bensì nella costruzione di condizioni che rendano sostenibile l’esercizio della professione sull’intero territorio nazionale.
Nei territori caratterizzati da una maggiore pressione dei canoni sarebbe opportuno rafforzare il confronto tra amministrazione centrale, Regioni ed enti locali per favorire condizioni abitative accessibili al personale chiamato a garantire servizi essenziali.
Analogamente, una progressiva anticipazione delle procedure di mobilità annuale consentirebbe ai lavoratori di conoscere la propria sede con tempi più compatibili con la ricerca di un alloggio e con l’organizzazione familiare.
Il problema non è stabilire se il lavoro di un docente debba valere diversamente in territori diversi, ma evitare che sia il patrimonio personale o familiare a determinare quanto sia concretamente sostenibile accettare e mantenere una sede di servizio.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica pertanto che la sostenibilità economica della mobilità del personale entri con maggiore attenzione nel confronto sulle future politiche scolastiche. Una scuola nazionale deve poter garantire la presenza dei propri docenti in ogni territorio, ma non può considerare irrilevante il costo necessario per consentire loro di viverci.
Romano Pesavento, Presidente CNDDU, ha dichiarato: “La sostenibilità della sede di servizio è ormai una questione di politica scolastica ed economica: riguarda la qualità del lavoro pubblico, la stabilità delle scuole e la capacità del sistema di non trasformare la mobilità professionale in una penalizzazione economica”.
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