Marche

calzature in calo – Cronache Fermane

Le esportazioni marchigiane accelerano, ma il Fermano resta in affanno. Nel primo semestre del 2026 l’export regionale raggiunge 7 miliardi e 644 milioni di euro, in crescita del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che supera il doppio dell’incremento nazionale, fermo al 4,5%, e colloca le Marche al quinto posto tra le regioni italiane per crescita. Dietro il dato complessivo, però, emergono differenze marcate: la provincia di Fermo registra esportazioni per 516,9 milioni di euro, in calo del 5,8%, mentre a livello regionale le calzature perdono il 9,9%.
È il quadro che emerge dai dati Istat diffusi l’11 settembre. A sostenere la crescita marchigiana sono soprattutto la cantieristica, la meccanica e i metalli, mentre continuano le difficoltà di alcuni comparti tradizionali, dal sistema moda al mobile.

«I dati del primo semestre – dichiara il presidente Gino Sabatini – confermano la dinamicità del sistema produttivo marchigiano, che cresce a un ritmo doppio rispetto alla media nazionale e si colloca al quinto posto tra tutte le regioni italiane per crescita dell’export, davanti a territori manifatturieri storicamente più forti come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. In particolare, il balzo della cantieristica e della meccanica dimostra la capacità delle nostre imprese di intercettare la domanda internazionale ad alto valore aggiunto, mentre il boom del mercato statunitense (in larga parte legato alla nautica) conferma quanto sia importante continuare a diversificare gli sbocchi commerciali. Restano tuttavia aperte le criticità che interessano da tempo alcuni comparti tradizionali: il calzaturiero, il tessile-abbigliamento e il settore mobile arredo. Tutto ciò ci ricorda che la ripresa non è uniforme e che come sistema camerale dobbiamo continuare a sostenere con decisione i settori manifatturieri più legati al made in Marche e i territori più esposti alla competizione internazionale».

La lettura dei risultati provinciali conferma una regione che procede a velocità diverse. Ancona raggiunge 3.178 milioni di euro, con un aumento del 27,3%, mentre Pesaro e Urbino sale a 1.780,5 milioni, in crescita del 6,4%. Segno negativo per Ascoli Piceno, che si attesta a 1.231,6 milioni di euro e perde il 4,1%, e per Macerata, a 955 milioni, con una flessione del 5,8%, la stessa registrata dal Fermano. Sul fronte dei settori, il contributo più consistente alla crescita regionale arriva dai mezzi di trasporto, che raggiungono 1.267,2 milioni di euro e segnano un incremento del 72,5%. A trainare il comparto sono in particolare navi e imbarcazioni: 1.132,4 milioni di euro, con un balzo dell’84%, che prosegue la tendenza già emersa nel primo trimestre.

Positivo anche l’andamento dei macchinari e apparecchi, a 995 milioni di euro e in aumento del 13,8%, e dei metalli di base e prodotti in metallo, che raggiungono 979,2 milioni, con una crescita del 7,5%. Tra i singoli gruppi di prodotto spiccano le macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, passate dai 40,5 milioni del primo semestre 2025 a 140,1 milioni. I metalli di base preziosi e gli altri metalli non ferrosi valgono invece 451,2 milioni di euro, in aumento del 13,8%.

Crescono anche le esportazioni di prodotti alimentari, bevande e tabacco, tra cui pasta e vino, che si attestano a 250,5 milioni di euro, con un incremento dell’8,7%. Il comparto legno, carta e stampa raggiunge 240,2 milioni, in aumento del 14,1%, mentre computer, apparecchi elettronici e ottici salgono a 200,4 milioni, con un progresso del 17,1%. Per i prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca il valore è di 90,7 milioni, in crescita del 32,9%.

Tra le voci più dinamiche figurano inoltre pasta-carta, carta e cartone, a 50,7 milioni di euro e in aumento del 70,6%, e strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione e orologi, che raggiungono 80,2 milioni, con una crescita del 28,6%. Restano invece negative le indicazioni per il sistema moda. Le esportazioni marchigiane di tessile, abbigliamento, pelli e accessori scendono a 976,5 milioni di euro, con una flessione del 7,1%. All’interno del comparto, le calzature si fermano a 540,3 milioni, in calo del 9,9%. In contrazione anche i mobili, che totalizzano 274,6 milioni di euro e perdono il 10,1%.

Le difficoltà riguardano inoltre gli apparecchi elettrici, a 616,6 milioni di euro e in flessione del 7,4%; gli articoli in gomma e materie plastiche e gli altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, a 372,1 milioni, in calo del 7,7%; i prodotti delle altre attività manifatturiere, a 430,9 milioni, con una diminuzione del 4,3%; le sostanze e i prodotti chimici, a 258,3 milioni, in arretramento del 6,1%.

Nel dettaglio, gli apparecchi per uso domestico registrano esportazioni per 317,9 milioni di euro, in calo dell’8,3%. Motori, generatori, trasformatori elettrici e apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità scendono a 115,3 milioni, con una flessione del 17%, mentre gli articoli in gomma si attestano a 75,4 milioni, perdendo il 21,6%.

Quanto alle destinazioni, i Paesi dell’Unione europea restano complessivamente il principale sbocco commerciale, ma nella graduatoria dei singoli mercati sono gli Stati Uniti a occupare il primo posto: 913,8 milioni di euro, con un incremento del 92,6% e il contributo positivo più rilevante alla crescita regionale. Seguono Francia, con 799 milioni e un aumento del 12,8%; Germania, a 753,1 milioni e in lieve calo dello 0,3%; Svizzera, a 661,9 milioni e in crescita del 10,3%; Belgio, a 425,2 milioni, con una flessione del 7,5%.

Nel confronto nazionale, le Marche si collocano alle spalle di Basilicata (+29,5%), Toscana (+23,8%), Puglia (+15,2%) e Sardegna (+11,6%). Il risultato regionale supera quelli di Liguria e Abruzzo, entrambe a +8,3%, Sicilia (+7,4%), Piemonte (+6%), Veneto (+4,1%), Lombardia (+3,5%) ed Emilia-Romagna (+3%). Per le grandi ripartizioni territoriali, il Centro cresce dell’11,9%, le Isole dell’8,8%, il Nord-ovest del 4,3%, il Sud del 3,8% e il Nord-est dell’1,9%. Tra le regioni in flessione figurano invece Friuli-Venezia Giulia (-9,6%), Lazio (-6,8%), Valle d’Aosta (-5,7%) e Campania (-4,6%).


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