a Udine per sfuggire alla vendetta della ’ndrangheta
Denise Cosco, morta suicida a 35 anni, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo assassinata alla stessa età, è vissuta a Udine nei primi anni 2000, quando ha frequentato una classe della scuola media Manzoni, in piazza Garibaldi, e poi un anno al liceo Percoto. Lei e la madre erano state inserite nel programma di protezione e già negli anni precedenti aveva cambiato spesso città. La mamma fu uccisa a 35 anni per mano della ‘ndrangheta e del marito Carlo Cosco, che fu poi accusato di essere il mandante del delitto. Lea Garofalo divenne uno dei simboli più conosciuti della ribellione alla mafia. E sua figlia, nel processo in Corte d’assise, si sfogò raccontando che sua madre non si sentiva sufficientemente protetta. Udine, divenne dunque, uno dei luoghi dove madre e figlia sono state costrette a vivere per assicurarsi un riparo dall’annunciata vendetta dei mafiosi. Vendetta che puntualmente si consumò qualche anno dopo la loro permanenza a Udine.

Il racconto dell’insegnante
Adriana Segatti è stata una delle insegnanti di Denise alla Manzoni. E si ricorda molto bene quella bambina spaurita alle soglie dell’adolescenza, che aveva voluto sistemarsi nella prima fila a ridosso della cattedra. Non portava né il cognome del padre né quello della madre (in altre scuole era stata registrata come Sara Rossi) e soltanto il preside di allora, Guglielmo Agosta, era al corrente dell’intera vicenda. Gli insegnanti furono informati quando misero il preside alle strette per sapere la verità. “Da quel giorno – afferma Segatti – ho guardato quella ragazzina con altri occhi, immaginando la mole di dolore che era penetrata in lei in quegli anni di sofferenza, anche perché ebbi modo di documentarmi sulla via crucis che lei e la mamma avevano e stavano vivendo: entrambe minacciate dalla spada di Damocle di una vendetta annunciata. Ricordo che Denise aveva difficoltà a relazionarsi con i suoi compagni. La rivedo, fin dal primo giorno, timida, chiusa, impaurita. Si percepiva che era sempre sul chi vive e la cosa ci fece riflettere e proprio per questo alla fine ci eravamo rivolti al preside intuendo che ci nascondeva qualcosa”.
Una protezione all’inizio non compresa
Ma anche l’atteggiamento della mamma, eccessivamente protettivo nei confronti della figlia, fu subito giudicato perlomeno strano. “Nelle prime settimane – dice ancora Adriana Segatti – era l’unica madre che accompagnava la figlia fino all’ingresso dell’aula che si trovava al primo piano. Fu molto cortese nel chiederci il permesso di ottenere quello strappo alla regola. Noi chiudemmo un occhio perché eravamo consapevoli che Denise, che assieme alla mamma arrivava da un’altra regione, aveva bisogno di rassicurazioni e di sentirsi protetta per potersi inserire e ambientarsi al meglio. Abbiamo saputo che vivevano nella zona di Chiavris. Un paio di volte, dopo che ero venuta a conoscenza della loro triste vicenda, mi era sembrato di scorgere, in piazza Garibaldi un paio di persone che le seguivano a vista, sicuramente agenti in borghese”.
I semi piantati a Udine
“Un anno fa – è ancora il racconto dell’insegnante – don Ciotti, nel suo intervento agli studenti udinesi del Copernico e dell’istituto d’arte Sello aveva parlato a lungo di Denise, indicandola come un modello di coraggio, di rettitudine, di generosità e di fedeltà allo Stato, senza rivelare che per un anno aveva vissuto proprio nel capoluogo friulano. Io stessa, un paio di anni fa, avevo chiesto a don Ciotti di salutarmela caramente, perché la ricordo ancora con un affetto incredibile. Sono affranta dal dolore. La sua morte ci svela la montagna di sofferenza che non è mai riuscita a scalare del tutto”.

Denise, dopo la morte della madre, non ebbe scelta. E decise di rimanere a vivere con il padre perché “non volevo fare la fine di mia mamma”. Lea Garofalo – che a 28 anni era già sottoposta a protezione dopo che aveva rivelato le faide tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno e che da allora è stata sempre braccata dai mafiosi – fu rapita, torturata e alla fine bruciata in un barile. Era il 20o9. Denise aveva 17 anni. Con coraggio, lucidità e determinazione al processo si costituì parte civile proprio contro suo padre. Ma quell’atto forse non è bastato a scacciare i demoni di una vita punteggiata da terrore, dolori e sangue.
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