Buffon: “Avrei creduto più agli alieni che all’Italia fuori da tre Mondiali”
TORINO – “È stata una pagina dolorosa per il calcio italiano e per me stesso. Se me lo avessero detto dodici anni fa, avrei risposto che sarebbe stato molto più facile vedere 1.000 alieni intorno a me piuttosto che l’Italia non qualificata per tre Mondiali consecutivi. Ma questa è la realtà.”
In una lunga intervista al quotidiano inglese The Guardian, Gigi Buffon parla di sé, spaziando per la sua intera carriera, di passato e di futuro, incluso quello del calcio italiano, tra dolore, stupore e una sufficiente dose di ottimismo. “Per superare tutto questo dobbiamo capire perché ci sono queste difficoltà. Dobbiamo cambiare. Se siamo lucidi in questa analisi, abbiamo il potenziale per creare un futuro molto migliore. Ma se neghi che ci sia un problema, allora quel problema rimarrà sempre lì“.
La crisi del calcio italiano secondo Buffon
Quando si tratta di individuare le cause della crisi, Buffon non si rifugia nell’ambiguità e ne cita tre: “La prima è la globalizzazione, che ha permesso a tutte le squadre di essere molto competitive, e il livello medio di gioco è aumentato molto. La seconda è che fino a 15 anni fa, quando vincevamo, eravamo tatticamente più forti dei nostri avversari. Terzo, abbiamo dei giocatori fantastici, ma quello che manca è il talento creativo di gente come Baggio, Del Piero o Totti”.
Buffon: “Il Parma è mamma, la Juve papà, la Nazionale nonno”
La Nazionale, racconta Gigi, è come un nonno fragile da accudire. Definisce il Parma come una madre, la Juventus come un padre, il Paris Saint-Germain — la terza squadra in cui ha militato — come un amico scapestrato con cui andare in vacanza. “La Nazionale invece è un nonno. C’è un’idea di eredità che deve essere protetta con delicatezza. Il nonno ha bisogno di essere supportato”.
Buffon e Calciopoli: “Non avevamo fatto nulla di male”
A questo punto Buffon rievoca il trionfo del 2006, che andò a sovrapporsi allo scandalo di Calciopoli. “Non era facile trovare la calma e la serenità per concentrarci sulla nostra priorità, ovvero giocare il Mondiale al massimo. Ma la vera differenza è che, quando ti guardi allo specchio, ti rendi conto di non essere un bugiardo. Sei fedele a te stesso. Sapevamo di non aver fatto nulla di male. Stavamo pagando un prezzo inspiegabile, ma quell’ingiustizia tirò fuori il meglio di noi.“
Zidane, Materazzi e il ricordo della finale di Berlino
Nella finale di Berlino contro la Francia, Buffon fu protagonista assoluto. Prima parò con una parata incredibile un colpo di testa di Zidane, poi assistette alla testata di Zizou a Materazzi, di cui ritiene di essere stato l’unico testimone diretto in campo. “Ero a circa 15 metri di distanza e sentii il tonfo. Se l’avesse fatto a chiunque altro, sarebbero finiti al tappeto. Il guardalinee non vide nulla. L’unico testimone ero io. Così corsi verso l’arbitro e il guardalinee per attirare la loro attenzione. Materazzi era a terra, Zidane era immobile, io protestavo, e finalmente il gioco si fermò.” Zidane fu espulso.

L’Italia vinse il Mondiale ai rigori, con il primo caso – ma dichiarato – di moviola in campo, perché all’arbitro Elizondo arrivo un suggerimento da chi aveva rivisto le immagini tv. Con una punta di autoironia, Buffon chiosa: “È colpa mia.” Ma dietro la battuta c’è anche un sentimento genuino. “Ero scosso e combattuto tra emozioni contrastanti. Sapevo che era l’ultima partita di Zidane, ed era uno dei giocatori più grandi e di classe nella storia del calcio. Mi dispiaceva che per lui stesse finendo in quel modo”. I due non hanno mai parlato dell’accaduto: “Ovviamente ci siamo incontrati molte volte e credo ci sia un bel rapporto basato sulla fiducia reciproca, ma non ho mai voluto parlarne per una questione di rispetto. È un campione che ha vinto tutto, ma credo che questa sia stata una situazione dolorosa per lui e non volevo che se la ricordasse”.
Il futuro di Buffon: “Faccio il papà ma il mio mondo è il calcio”
Buffon racconta ancora di come ha metabolizzato l’ingresso in una nuova vita, dopo aver fatto il calciatore per trent’anni e aver tirato avanti fino a 45. Ha superato quella specie di choc che è il ritiro ma adesso, dopo l’addio alla Federcalcio, è di nuovo senza lavoro: “In questo momento il mio scopo è essere un buon padre per i miei due figli. È un grande lavoro di per sé, e ovviamente non sono stato molto presente nella loro vita”. Ma il calcio resterà il suo ambiente e vi rientrerà al più presto: “È il mondo che conosco e capisco meglio, dove sono apprezzato e in cui posso esprimermi bene. È il mio mondo”.
Buffon l’ultrà
Nel calcio, in effetti, è stato tutto, anche ultrà: sui guanti ha portato per tutta la carriera la scritta C.U.I.T., omaggio al Commando Ultrà Indian Tips, della curva della Carrarese, la sua squadra del cuore. “Sono uno dei pochissimi giocatori ad avere un passato da tifoso accanito. Il mondo degli ultras è spesso al centro di polemiche per atti di criminalità e violenza, ma è anche poco conosciuto. Molti di quei tifosi aderiscono a codici morali forti, e tra gli ultras ci sono organizzazioni che fanno lavoro di beneficenza”.
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