Sardegna

Bonifica dell’amianto: “Si stanziano fondi, senza un censimento dei manufatti”

Oristano 

L’intervento dell’associazione Ex Esposti Sardegna dopo l’annuncio della Regione sull’aumento delle risorse 

“Ancora una volta si stanziano fondi senza aver svolto un censimento utile a conoscere l’entità e la tipologia dei manufatti presenti in Sardegna: se non si conosce il nemico, non lo si può sconfiggere”. L’associazione Ex Esposti Amianto della Sardegna è intervenuta a seguito del’utlima variazione di bilancio, con un aumento dei fondi dalla Regione per le bonifiche degli immobili dalla fibra killer.

L’associazione chiede da anni un piano straordinario di medio e lungo termine che risponda in modo concreto all’emergenza sanitaria e ambientale in atto nell’isola, una proposta battezzata “Sardegna amianto anno zero”. Il quadro dipinto dal presidente Giampaolo Lilliu è allarmante: “Circa il 60% delle abitazioni dei sardi contiene manufatti in amianto” e quasi la totalità delle aree industriali dell’isola — tra stabilimenti attivi e siti dismessi — presenta gravi criticità sanitarie e ambientali legate alla fibra killer. Non ne sono esenti nemmeno gli immobili pubblici o ad uso pubblico: scuole, ospedali, strutture sportive, palazzetti dello sport e uffici figurano tutti nella lista delle priorità segnalate dall’associazione”.

Sul fronte sanitario, l’organizzazione registra un aumento sia delle patologie correlate all’esposizione all’amianto sia dei decessi tra cittadini che hanno subito un’esposizione ambientale alla fibra aerodispersa, senza mai aver lavorato in settori a rischio. “Volutamente non indichiamo i numeri”, precisa Lilliu, “perché stiamo parlando di persone”.

Giampaolo Lilliu

Il presidente dell’associazione Giampaolo Lilliu

Tra i nodi strutturali irrisolti, il presidente cita le lungaggini burocratiche che frenano chi vuole bonificare la propria abitazione, i ritardi nell’erogazione degli incentivi destinati alle Province — “dall’annuncio delle risorse passa molto tempo prima che vengano effettivamente accreditate” — e gli elevati costi di conferimento dei manufatti nelle discariche autorizzate.

“Già da tempo l’associazione chiede alla Regione di iniziare un percorso di ricerca con le università sarde e di pensare a una modalità di conferimento diversa all’attuale – ovvero la metodologia dell’inertizzazione – anche per rispondere alle indicazioni del Governo europeo e nazionale”, precisa Lilliu.

Rimane poi pressoché lettera morta la legge regionale 22/2005, fortemente voluta dalla stessa associazione. “Dal 2005 si è tenuta una sola conferenza regionale sull’amianto, nel 2014 a Oristano”, ricorda Lilliu, che chiede agli assessorati all’Ambiente e alla Salute di indirne una seconda, possibilmente ancora nel capoluogo oristanese, “città simbolo nella lotta alla fibra killer”.

Sul fronte degli incentivi, l’associazione chiede una revisione sostanziale del bando regionale pubblicato dalle Province: la copertura economica per la bonifica dovrebbe essere portata al 100% del costo, con un aumento della percentuale destinata al rifacimento delle coperture, oggi ritenuta troppo bassa per costituire un reale stimolo all’intervento.

L’associazione chiede infine che i provvedimenti finanziari futuri siano preceduti da un esame approfondito della legislazione nazionale e regionale vigente, “affinché i finanziamenti non restino sulla carta ma vengano concretamente utilizzati per eliminare la più importante fonte di rischio sanitario e ambientale in Sardegna”.

Martedì, 24 agosto 2026

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