Bondì già monitorato prima dell’agguato
Non un gesto isolato, ma il possibile esito di un percorso già monitorato dagli investigatori. Emergono nuovi elementi sul profilo di Eitan Bondì, il ventunenne arrestato per l’agguato a colpi d’arma da fuoco avvenuto lo scorso 25 aprile.
Secondo quanto ricostruito dagli uomini della Digos, il giovane era già conosciuto negli ambienti della sicurezza mesi prima dei fatti.
Il suo nome era infatti comparso nei database della Questura dopo un episodio risalente alla notte tra il 26 e il 27 gennaio 2025, quando era stato segnalato per l’affissione di uno striscione nei pressi dell’università La Sapienza.
Un’azione che, secondo gli investigatori, non sarebbe stata occasionale, ma riconducibile a contesti di militanza gravitanti nell’orbita della comunità ebraica romana.
L’attenzione degli inquirenti si è estesa anche al contesto familiare. Il padre, Fausto Bondì, risulta avere precedenti per reati aggravati dall’odio razziale, elemento che contribuisce a delineare un quadro più ampio attorno alla figura del giovane.
Durante la perquisizione nell’abitazione, gli agenti hanno sequestrato diverse armi: tre fucili, alcune pistole e coltelli. Il ventunenne era titolare di un porto d’armi per uso sportivo, formalmente regolare.
Davanti agli inquirenti, la linea difensiva — affidata ai legali — ha puntato a escludere qualsiasi matrice organizzata o ideologica. Il giovane ha negato legami con gruppi strutturati e ha respinto l’ipotesi di un movente politico, sostenendo di aver agito senza un fine preciso. Ha inoltre dichiarato di essersi disfatto dell’arma utilizzata, gettandola in un cassonetto, e di non averla mai modificata.
Secondo quanto riferito dalla difesa, Bondì avrebbe manifestato pentimento per quanto accaduto. Tuttavia, nell’ordinanza cautelare, il giudice definisce l’azione come un gesto “del tutto irrazionale”, privo di una motivazione concreta.
Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali ulteriori collegamenti, mentre resta centrale il lavoro degli investigatori per ricostruire con precisione il contesto in cui è maturato l’episodio.
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