bloccata solo un’auto su 10 e alla fine scendono tutti

ANCONA Metti un 2 giugno come tanti, caldo e umido ma col cielo un po’ coperto. A Portonovo c’è il pienone, anche se non è l’assalto alla baia della grandeur agostana. Per la Zac, la Zona ad accesso controllato, è però il giorno del ballo delle debuttanti. La macchina è rodata, sono tre anni che il Comune propone il filtro anti-caos. Eppure, ogni volta c’è la curiosità di capire se il tempo ha portato consiglio, ovvero se le criticità evidenziate nella stagione precedente sono state risolte.
L’analisi
La risposta alla domanda sta nei numeri. In mezz’ora, prima di pranzo, sono state 114 le auto che hanno provato ad avvicinarsi alla baia nonostante il semaforo che indica l’occupazione dei parcheggi La Torre e Lago grande fosse rosso da tempo. Nelle intenzioni del Comune, tutti (o quasi) avrebbero dovuto fare marcia indietro per dirigersi al parcheggio scambiatore a monte, usando poi la navetta per raggiungere spiaggia o ristorante. In realtà, di queste 114 auto, solamente 6 l’hanno fatto, si sono cioè convinte a cercare una soluzione alternativa alla discesa nella baia già ingolfata. Parliamo del 7% del campione. Ma è fisiologico: la Zac, ormai si è capito, funge più da moral suasion che da filtro.
Il problema
Non c’è nemmeno un’ordinanza che dia l’autorità a chi presidia il varco sulla Provinciale del Conero di impedire alle auto di scendere. L’addetto, infatti, può solo cercare di convincere i vacanzieri che non vale la pena di scendere, che si perderà più tempo a cercare un parcheggio di quanto se ne impiegherebbe per scendere con la navetta. Soprattutto in giornate come quella di ieri, quando lo scambiatore è rimasto mezzo vuoto fino al pomeriggio. Il problema, però, è che la moral suasion bisogna provare almeno a farla. Ma senza un cartello che informi gli automobilisti della Zac, se non i due semafori rossi che segnano l’occupazione dei park a valle, l’ausiliario della sosta incaricato di presidiare il varco finisce il più delle volte per guardare impotente le file d’auto che scendono nella baia senza remore. Delle 114 auto che hanno provato a scendere ieri, 108 ci sono riuscite. Di queste, 95 non si sono nemmeno fermate al varco. I più educati hanno almeno salutato l’addetto. Altri, hanno rischiato di travolgerlo. Qualcuno ha bypassato il blocco superando le poche auto che invece si fermavano quantomeno al varco (19).
Le scuse
Peccato che poi, anche tra quelli che si fermavano, tre quarti proseguissero la loro discesa. Chi «ho un posto prenotato al ristorante», chi «scendo solo per lasciare mia moglie e mio figlio e poi torno su», chi «scendo solo un attimo e torno». Spoiler: su non ci tornava nessuno. Ma non esiste un database che certifichi chi ha diritto e chi no, quindi bisogna andare di fiducia. C’erano anche i più spudorati: «Guardi che i parcheggi a valle sono pieni, deve usare lo scambiatore» suggeriva (perché più di questo non poteva fare) l’addetto. «Ah, sono pieni? Dai, ci provo lo stesso» sentiva rispondersi. A fermarsi, a giudicare da targhe ed accenti, erano perlopiù turisti italiani o stranieri. Gli anconetani, invece, la Zac l’hanno imparata a conoscere fin troppo bene, e ormai la ignorano. Sorprende però come tanti turisti non sappiano neanche dell’esistenza di un parcheggio scambiatore: il navigatore li porta giù nella baia e loro eseguono. Appresa l’informazione al presidio, c’è anche chi ha parcheggiato ed ha poi usato la navetta, probabilmente con più soddisfazione e meno stress. Forse servirebbe una segnaletica più convincente. Così come servirebbe un modo per evitare che le code che si formano al varco – quelle poche volte che qualcuno si ferma – creino pericoli. Chi arriva da Sirolo, infatti, non vede il varco della Zac perché c’è una curva cieca prima. Di solito lo scopre giusto in tempo per frenare ed evitare un tamponamento o, peggio, un investimento.




