Sicilia

«Basta violenze contro i palestinesi», l’urlo di Papa Leone XIV

Le violenze in Cisgiordania preoccupano Papa Leone. Dopo la distruzione di Gaza, ora è lì il dramma più pesante, con le prepotenze dei coloni, i villaggi chiusi, i giri infiniti per tornare a casa per i tanti check-point. «Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura», l’appello lanciato all’Angelus da Papa Leone XIV, accolto con un lungo applauso dai fedeli a Castel Gandolfo. Anche il 15, sempre all’Angelus, il Pontefice aveva invocato pace e consolazione per gli abitanti della Terra Santa. Tra i villaggi della Cisgiordania vessati dalle incursioni dei coloni c’è Taybeh, l’unico paese interamente cristiano. Famoso per le sue processioni religiose, ma anche per la sua Oktoberfest, che attirava gente da tutta la Palestina e anche turisti, oggi è di fatto una cittadina chiusa. Un decreto militare israeliano ha infatti dichiarato l’area di Taybeh e Rimon zona militare chiusa, vietandone l’ingresso e la presenza a israeliani e stranieri. L’area designata comprende parti dell’area edificata di Taybeh, terreni agricoli e siti religiosi e storici. Una decisione presa per proteggere gli abitanti dalle continue incursioni dei coloni ma che rischia di trasformare il villaggio in una prigione a cielo aperto. A portare la sua solidarietà agli abitanti di Taybeh è arrivato il cardinale patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa. «Continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per preservare la presenza cristiana qui, a ogni livello, e in tutta la Terra Santa», ha detto nella messa di ieri, festa dell’Assunta. «Ma vogliamo rimanere una comunità che sia luce, senza rinunciare né abbandonare i nostri diritti, il nostro diritto alla vita. Quindi siate coraggiosi. Non abbiate paura». Pizzaballa ha parlato alla comunità cristiana di Taybeh con cuore aperto, sottolineando che, anche nelle circostanze più difficili, il potere del male non avrà l’ultima parola. «Potrei non avere risposte a livello umano, ma credo in Dio. E sono certo che, in Lui, possiamo continuare a dare vita, anche qui a Taybeh», ha detto il patriarca di Gerusalemme nella chiesa latina di Cristo Redentore. Ad accoglierlo c’era il parroco, padre Bashar Fawadleh, portavoce delle crescenti sofferenze dei palestinesi in Cisgiordania. I suoi concittadini negli scorsi mesi hanno dovuto barricarsi nelle case, hanno visto auto incendiate e terreni devastati da bestiame condotto lì dagli ebrei più estremisti proprio per distruggere tutto. Nei giorni scorsi padre Bashar aveva lanciato un appello attraverso i media vaticani: «Non dimenticate Taybeh! Taybeh non deve scomparire nel silenzio». Il Patriarca con la sua visita li ha rassicurati, affermando che quanto sta accadendo a Taybeh è sempre più noto al di fuori della città, e anche a livello internazionale. «Il vostro esempio è importante, affinché continuiamo a essere una voce cristiana in mezzo a questa situazione molto complessa», ha concluso Pizzaballa.


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