AscoltaMI, il Pd critica il servizio: “Risposta parziale al disagio psicologico, serve lo psicologo in presenza nelle scuole”

Il Partito Democratico critica l’avvio di “AscoltaMI”, il servizio di supporto psicologico online per studentesse e studenti annunciato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Secondo il Pd, la misura rappresenta una risposta parziale e insufficiente rispetto ai bisogni reali delle ragazze e dei ragazzi. A intervenire sono Irene Manzi, Ilenia Malavasi, capogruppo Pd alla Camera rispettivamente in Commissione Istruzione e in Commissione Affari sociali, e il senatore Filippo Sensi.
Il servizio, attivo su Unica, prevede un voucher per cinque sedute psicologiche in remoto. Una scelta che, secondo gli esponenti dem, tradirebbe l’impostazione originaria della misura sostenuta dalle opposizioni nella legge di bilancio.
“Il ministro Valditara annuncia la partenza di AscoltaMI, il supporto psicologico a scuola. Una misura realizzata grazie ad un emendamento presentato dalle forze di opposizione nella scorsa legge di bilancio e finanziato grazie alle risorse messe a disposizione dal gruppo del Partito Democratico”, affermano Manzi, Malavasi e Sensi.
La critica riguarda soprattutto la modalità di attuazione. Secondo il Pd, le risorse erano state stanziate per creare, in via sperimentale, sportelli di ascolto gestiti da psicologi esperti, pensati come presidi territoriali a supporto delle istituzioni scolastiche, presenti e attivi nelle scuole.
La misura adottata dal Ministero, invece, introduce un voucher per cinque sedute psicologiche da remoto.
Per gli esponenti democratici, si tratta di “una risposta non solo parziale e insufficiente, ma anche sbagliata rispetto ai bisogni reali delle ragazze e dei ragazzi”.
“Lo psicologo deve essere parte della comunità scolastica”
Il Pd sottolinea che la scuola è una comunità educativa viva e complessa e che, proprio per questo, lo psicologo dovrebbe essere presente fisicamente negli istituti, riconoscibile, accessibile e integrato nel contesto scolastico.
Secondo Manzi, Malavasi e Sensi, pensare di rispondere al disagio giovanile solo con uno strumento digitale e limitato nel tempo significa non cogliere fino in fondo la natura del problema.
Uno psicologo presente a scuola, sostengono, potrebbe svolgere un ruolo più ampio, con interventi rivolti non solo ai singoli studenti, ma all’intera comunità scolastica.
Tra le attività indicate dal Pd:
• attività di gruppo;
• percorsi di prevenzione;
• lavoro all’interno delle classi;
• consulenza a docenti e personale scolastico;
• supporto alle famiglie;
• accompagnamento continuo degli studenti;
• ascolto stabile e riconoscibile.
La richiesta: uno sportello psicologico strutturale
Per il Partito Democratico, l’obiettivo deve restare quello di uno sportello psicologico strutturalmente inserito nella comunità scolastica, inteso come presidio educativo e di benessere, non come intervento emergenziale.
Gli esponenti dem si dicono disponibili a collaborare con la maggioranza, come avvenuto in occasione della legge di bilancio 2025, ma ribadiscono di non essere soddisfatti dell’attuale soluzione.
“Certamente non siamo soddisfatti di questa risposta, che rischia di banalizzare il tema del disagio, della fragilità e dell’isolamento sociale, senza la necessaria e doverosa attenzione che il benessere dei giovani e delle nostre comunità merita”, concludono Irene Manzi, Ilenia Malavasi e Filippo Sensi.
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