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Ascoli, è qui la festa. Delirio per il Picchio promosso in Serie B in piazza del Popolo

ASCOLI C’era una volta l’Ascoli. E c’è ancora. L’Ascoli è in Serie B. Dopo 128 anni di storia il calcio è ancora bianconero. Il sogno non è più sogno, ora è realtà. Ed oggi la storia si riscrive. Perché un’impresa così resterà a lungo nella memoria. Le ultime due promozioni in B una decina di anni fa e in A più del doppio avvenne a seguito di ripescaggi per decisioni della giustizia sportiva. Stavolta è stata conquistata sul campo.

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Il traguardo

E forse è proprio per questo che, quando arriva un traguardo così, il tempo sembra fermarsi. Ci sono notti in cui una città smette di essere soltanto una città. Diventa un abbraccio, un coro, una bandiera sventolata da una finestra, una lacrima che scende sul volto di chi aspettava questo momento da tempo. È una vittoria della città, è una vittoria della tifoseria.

Quando l’arbitro decreta la fine della finalissima dei playoff contro il Brescia, il Del Duca esplode in un boato liberatorio.

Il Picchio trionfa e conquista la promozione. Dopo due anni, l’Ascoli ritrova la Serie B. Le lacrime si confondono con gli abbracci, le sciarpe colorano il cielo della sera e migliaia di persone riversano tutta la loro gioia prima sugli spalti e poi nelle strade.

Si canta “We are the champion”,qualche coro contro la Samb. Quella che doveva essere una partita si trasforma in una festa popolare, una di quelle che finiscono nei racconti di famiglia e vengono tramandate ai figli. Dal Del Duca il popolo bianconero invade il cuore della città. Via delle Zeppelle, Corso Vittorio, Piazza Arringo e Piazza del Popolo si riempiono di bandiere, fumogeni e cori, mentre i clacson fanno da colonna sonora a una notte che nessuno vuol lasciar finire. Ci sono i nonni con le vecchie sciarpe consumate dal tempo, i bambini sulle spalle dei genitori e ragazzi che una promozione così non l’hanno mai conosciuta. Nei discorsi della gente, tra un coro e l’altro, ritornano i passaggi chiave di un’annata indimenticabile. Tutti riconoscono il merito alla società, alla famiglia Passeri e a mister Tomei, l’uomo capace di plasmare un gruppo d’acciaio, e a una giovane squadra reduce da mesi di sacrifici e battaglie. Quella forza nata nello spogliatoio si riflette ora nell’abbraccio della città.

L’ingresso

L’apice dell’emozione arriva con l’ingresso della squadra nel centro storico, accolta da un’autentica marea umana: migliaia di persone circondano i bianconeri, accompagnandoli tra le rue di travertino. Tutti si danno appuntamento in Piazza del Popolo: dalla terrazza del Caffè Meletti scende la gigantografia dell’“unica Regina”. È il delirio. Intorno alle 23 arriva la squadra, i giocatori si affacciano dalla balaustra e la piazza esplode. I festeggiamenti vanno avanti fino a tarda notte. Nei locali, nelle piazze e nei quartieri non si finisce di brindare e di rivivere le emozioni di una serata perfetta. C’è anche uno spettacolo improvvisato di fuochi d’artificio.

I fuochi d’artificio

Per qualche ora, il tempo smette di correre. «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda ecome la si ricorda per raccontarla», scrisse Gabriel García Márquez. Perché, in fondo, siamo anche la nostra memoria. E quella che Ascoli ha vissuto ieri sera resterà impressa a lungo. In questa notte, tra le rue illuminate e sotto un cielo stellato, il vecchio Picchio ha ritrovato il suo posto, come chi, dopo un lungo viaggio, è finalmente tornato a casa. C’era una volta l’Ascoli. E c’è ancora.




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