>>>ANSA/Zelensky a Londra, ‘congeliamo il fronte, l’Europa sia nei negoziati’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Congelare le linee del fronte,
concordare un cessate il fuoco e avviare presto dei negoziati ai
quali l’Europa dovrà partecipare. Il vertice di Londra tra
Volodymyr Zelensky, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich
Merz potrebbe segnare un parziale punto di svolta nel conflitto
in Ucraina. Mai come in questo momento il leader di Kiev si è
detto pronto a sedersi al tavolo con Vladimir Putin, forte di
una posizione che, dal punto di vista militare, non lo vede più
un semplice bersaglio del Cremlino. Ma l’incontro di Londra ha
avuto un altro tema cruciale sul tavolo: la partecipazione
dell’Europa ai colloqui. Con un’idea che potrebbe farsi spazio
nelle prossime settimane: che a rappresentare il vecchio
continente sia proprio lo stesso formato E3 riunito domenica a
Downing Street con Zelensky.
In un’intervista a Sky News il presidente ucraino ha
anticipato i principali dossier del vertice: in primis il
rafforzamento della difesa aerea e l’aumento della pressione su
Mosca, in stretto coordinamento con Kiev. “Ma soprattutto” – ha
puntualizzato Zelensky, “dobbiamo capire chi rappresenterà
l’Europa nei negoziati se ci saranno, e io voglio che l’Europa
sia coinvolta, perché per noi è molto importante”. E’ in questo
contesto che si inserisce il dibattito su chi, eventualmente,
rappresenterà l’Europa nei colloqui con la Russia. A Bruxelles
da tempo è in corso un totonomi che, ciclicamente, ha visto in
pole ora Mario Draghi, ora Angela Merkel, ora qualche altro ex
presidente come il finlandese Sauli Niniisto. L’accelerazione
degli ultimi giorni di Starmer, Macron e Merz – il presidente
francese ha indetto una nuova riunione dei Volenterosi il 14
luglio a Parigi – non è tuttavia passata inosservata. Anche dal
punto di vista di Bruxelles, non si può più escludere che, alla
fine, al tavolo dei negoziati a sedersi siano proprio i leader
di Regno Unito, Francia e Germania, con il beneplacito di Kiev.
Il vertice di Londra ha segnato inoltre l’attuale distanza
di Donald Trump dal conflitto in Ucraina e dalla costruzione
della pace. “Io sono pronto a qualsiasi formato nei colloqui,
con gli americani, con gli americani e gli europei, meglio anche
con gli europei”, ha sottolineato Zelensky, derubricando ogni
riferimento giunto dal Cremlino al vertice del 15 agosto scorso
di Anchorage tra il presidente statunitense e Putin. “Mosca non
può decidere senza di noi, senza il nostro popolo”, ha
sottolineato, rimarcando come “Putin deve rispondere alla mia
lettera aperta perché la sua società vive in un mondo fantastico
in cui non c’è stato alcun attacco, in cui non si tratta di una
guerra d’aggressione. In cui non è una cosa seria”.
Sul piano del terreno, Zelensky si è mostrato pronto a
concessioni a stento ipotizzabili una manciata di mesi fa: non
certo la cessione del Donbass ma il congelamento della linea del
fronte come base negoziale. “E’ la via più rapida” per
arrivarci, “ma noi vogliamo fermare la guerra in modo che non
possa riprendere”, ha spiegato Zelensky confermando quanto
anticipato dal Financial Times: il mese scorso il presidente
ucraino ha incontrato a Kiev l’ex presidente del Chelsea Roman
Abramovich, e gli ha chiesto di portare il suo messaggio a
Putin. “Mi ha detto che portava un messaggio per me e che voleva
prendere un mio messaggio e portarlo a Putin. Ma questo doveva
svolgersi in maniera riservata, senza nessuna pubblicità. Io
dissi che per me non c’era problema”, ha raccontato Zelensky.
“Manteniamo contatti sia pubblici sia privati con il regime di
Kiev”, ha in qualche modo confermato anche il Cremlino,
attraverso il consigliere presidenziale Yuri Ushakov.
Nel frattempo il leader di Kiev ha posto l’accento
sull’attuale postura militare dell’Ucraina, pronta e capace di
rispondere colpo su colpo alla Russia. Solo il piano della
difesa aerea continua a presentare fragilità e su questo
l’Ucraina vuole continuare a contare sull’apporto dell’Occidente
e della Nato. Ma “non moriremo in silenzio. Diventeremo ogni
giorno più forti, riporteremo la guerra sul loro territorio”, è
stato l’avvertimento lanciato a Mosca da Zelensky.
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