>>>ANSA/ Intesa in Ue sui nuovi rimpatri, sì ai ‘returns hub’ e al foglio di via europeo – Altre news
Fumata bianca sul regolamento
rimpatri, dopo settimane di negoziati serrati tra il Parlamento
Europeo, il Consiglio Ue e la Commissione per trovare la quadra
(è il rito del trilogo, in cui si armonizzano i vari testi). Le
nuove norme imporranno obblighi di cooperazione con le autorità
ai cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno
negli Stati membri, il ‘foglio di via’ unico a livello Ue nonché
la possibilità di creare hub per i rimpatri al di fuori dei
confini dell’Unione. L’intesa, però, dev’essere ora approvata
dalla commissione Libe e dalla plenaria.
Uno dei nodi principali del negoziato ruotava intorno
all’articolo 52 del regolamento, cioè i tempi di messa a terra
della riforma. Le capitali chiedevano almeno due anni di tempo
per le modifiche legislative nazionali mentre il Parlamento
voleva un’attuazione pressoché immediata. Alla fine si è trovato
un compromesso. E’ stato infatti convenuto che il regolamento
entrerà in vigore immediatamente dopo la data di decorrenza (il
giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale),
come chiedeva il Parlamento, compresa la parte sugli hub di
rimpatrio. Tuttavia, alcune disposizioni entreranno in vigore 12
mesi dopo, proprio per dare tempo ai 27 di modificare le leggi.
Come anticipato, il regolamento rimpatri introduce obblighi
più stringenti per i migranti senza diritto di soggiorno,
imponendo la cooperazione con le autorità e l’obbligo di
lasciare il territorio dell’Ue. A questo proposito, la proposta
introduce l’Ordine europeo di rimpatrio (ERO) per facilitare il
riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri,
anche se resterà inizialmente volontario. La riforma apre poi la
strada ai ‘returns hub’ in Paesi terzi, destinati ad accogliere
le persone oggetto di un ordine di espulsione in attesa del
ritorno nel Paese d’origine o in uno Stato terzo (ma vanno
negoziati gli accordi). Infine sono previste procedure più
severe per le persone considerate una minaccia per la sicurezza
pubblica.
“La rapida conclusione di questo dossier entro tempi
ristretti riflette l’impegno delle istituzioni a stabilire una
serie di norme Ue sui rimpatri efficaci nell’ambito di un
sistema migratorio olistico”, afferma Nicholas A. Ioannides,
vice ministro cipriota per la Migrazione e la Protezione
Internazionale, della presidenza di turno. La posizione del
Parlamento era stata approvata lo scorso 26 marzo dalla
plenaria, con i voti del Ppe e delle forze di destra, mentre il
Consiglio ha adottato la sua posizione lo scorso 8 dicembre
2025. “L’accordo odierno – commenta soddisfatto il commissario
agli Affari Interni Magnus Brunner – segna un altro passo
importante nella riforma del sistema europeo di gestione della
migrazione. Grazie alle nuove norme, abbiamo un maggiore
controllo su chi può entrare nell’Ue, chi può rimanervi e chi
deve lasciarla. Questo è ciò che i cittadini si aspettano ed è
proprio ciò che stiamo realizzando”.
Esulta la Lega: “E’ la conclusione di un lavoro incessante
iniziato già mesi fa con l’adozione dei due dossier sui Paesi
terzi sicuri, portato avanti con coraggio per la nostra
delegazione da Susanna Ceccardi”. Non tutti però festeggiano.
Per i Socialisti (S&D) il nuovo regolamento “calpesta i diritti
fondamentali e fa retrocedere la politica migratoria”. “Questo
processo affrettato, basato su una maggioranza di estrema
destra, consente hub di rimpatrio legalmente dubbi, una raffica
di espulsioni in stile Ice, riduzione degli incentivi al ritorno
volontario”, affermano in una nota. Sulla stessa linea i Verdi.
“Il testo approvato oggi è il risultato di un vergognoso accordo
raggiunto tra gli Stati membri e una maggioranza composta dal
Ppe e dall’estrema destra”, dichiara l’eurodeputata dei Verdi Ue
Melissa Camara.
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