>ANSA-FOCUS/ La scure dell’Ue sul caso Biennale, ‘ogni strumento sul tavolo’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Una condanna pressoché unanime,
un j’accuse dai toni forti e dalle conseguenze ancora
imprevedibili ma con un punto certo: il caso della Biennale di
Venezia è tutt’altro che chiuso. I 27 ministri europei della
Cultura, riuniti a Bruxelles, hanno seguito lo spartito che
l’Italia temeva: sulla partecipazione della Russia alla
manifestazione artistica l’Europa non ha alcuna voglia di
perdonare. Trascinati dai Baltici e dalla Polonia, i ministri
presenti alla riunione hanno chiesto alla Commissione un
intervento chiaro, che dia un segnale anche per il futuro:
“nessuna manifestazione artistica deve ripulire l’immagine di
chi si macchia di crimini come quelli di Mosca sull’Ucraina”.
Il ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, aveva
cancellato all’ultimo la sua missione a Bruxelles. E dall’Italia
è arrivato un secco no comment sul dibattito sviluppatosi tra i
27. Il tema è stato caldissimo non solo sul fronte Biennale. La
Spagna, ad esempio, ha fatto un parallelo tra il caso veneziano
e quello della partecipazione di Israele all’Eurovision. Al
vaglio dei ministri sono passate inoltre la recente scelta del
Cio di revocare le restrizioni nei confronti della Bielorussia e
la prevedente decisione del Comitato Paralimpico Internazionale
di invitare la Russia a tornare ai Giochi di Milano-Cortina.
A Bruxelles, insomma, è suonato l’allarme. “Lo sport e la
cultura non dovrebbero mai essere utilizzati per normalizzare i
crimini di guerra e l’aggressione”, ha sottolineato il
commissario Ue ai Giovani, la cultura e lo sport Glenn Micallef.
Il Riguardo alla Biennale, Micallef ha confermato di aver
ricevuto la risposta della Fondazione ma ha specificato che
“ogni conversazione con le parti resta confidenziale”. Allo
stesso tempo, tuttavia, non ha chiuso a nessuna delle possibili
misure che la Commissione potrebbe prendere, dallo stop ai due
milioni di fondi per la Biennale a quelle consequenziali ad
un’eventuale violazione delle sanzioni da parte dell’Italia.
“In buona fede non possiamo sostenere finanziariamente e con
i soldi dei contribuenti un’organizzazione che invita e
riabilita gli aggressori, normalizzando cosa sta accadendo in
Ucraina”, ha sottolineato Micallef, rimarcando il suo
apprezzamento per la “chiara” posizione di Giuli. Ma il
commissario maltese non ha risparmiato una stilettata
all’esecutivo, facendo implicito riferimento alla presenza – e
alle parole – di Matteo Salvini all’apertura della kermesse.
“Noto con rammarico che la posizione di Giuli “non è stata la
posizione di altri ministri
del governo italiano”, ha osservato. Gli sviluppi della vicenda
restano aperti, inclusa la possibilità – che sarebbe stata
ventilata da alcuni – di destinare i fondi Ue per la Biennale
alla ricostruzione ucraina.
La Polonia, ad esempio, ha chiesto di vietare la
partecipazione tout court degli artisti russi a manifestazioni
artistiche in Ue. “Chiediamo un’azione forte e coordinata del
Consiglio Ue per prevenire la strumentalizzazione di eventi
culturali da parte della Russia”, ha dal canto suo sottolineato
Agnese Lace, ministra della Lettonia, che ha per prima portato
il dossier al tavolo Ue. Dall’Italia, a parlare è stato invece
il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Se gli italiani e
tutti gli altri votanti della Biennale premiassero l’Ucraina,
sarebbe un grandissimo segno di come tutti noi siamo affezionati
alla libertà e la vogliamo difendere in ogni modo e con ogni
mezzo”, sono state le sue parole a Il Messaggero.
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