Società

Angela bocciato in quinta elementare, Recalcati in seconda, Hack rimandata in matematica. Ecco l’elogio della bocciatura: non è vergogna, ma un’opportunità

Un adolescente scopre di essere stato bocciato. Non da un telegiornale, non da un verbale: lo legge negli occhi imbarazzati di un compagno di classe.

È l’incipit di “Elogio della bocciatura” (Edizioni BIT), il nuovo libro del giornalista Federico Mello. Un inizio perfetto, perché fotografa la solitudine di chi riceve una notizia che è insieme privata e pubblica, intima e spettacolarizzata.

Ogni anno in Italia circa 150mila studenti delle superiori – il 5-6 per cento del totale secondo i dati del ministero – vivono questa esperienza. Mello, che da ragazzo ci è passato, non scrive un manuale di sopravvivenza né un pamphlet contro il sistema. Il suo è un ibrido riuscito: memoir, saggio pedagogico e lettera a cuore aperto. Lo dichiara sin dalle prime pagine: si rivolge ai ragazzi come “uno zio o un amico più grande, che ti vuole bene e con il quale puoi parlare liberamente”.

Il libro sfonda un primo tabù. La colpa della bocciatura, spiega Mello, quasi mai è solo dello studente. “Un ragazzo bocciato è un ragazzo che non è stato visto da nessuno”, scrive. Poi snocciola le cause: situazioni familiari complicate, scuole scelte per sbaglio, disturbi specifici dell’apprendimento mai diagnosticati, ansia invalidante. E infila il dito in una piaga che pochi vogliono guardare: il sistema scolastico italiano, nelle sue forme (lezioni frontali, disposizione dei banchi, interrogazioni, voti), non è cambiato molto negli ultimi cento anni.

Mello non si ferma alla denuncia. Il vero cuore del testo è la proposta: smettere di cercare il colpevole e iniziare a cercare il proprio daìmon. Prende in prestito il concetto greco – lo spirito guida, l’anima profonda, il destino – e lo trasforma in una bussola per ragazzi spaesati. “Tu non sei i tuoi voti. Tu non sei il tuo percorso scolastico”, ripete come un mantra.

La parte più divertente e utile è l’elenco dei “nostri amici bocciati”. Alberto Angela ha rifatto la quinta elementare. Margherita Hack rimandata in matematica. Massimo Recalcati bocciato in seconda perché considerato lento. E poi Umberto Veronesi, Albert Einstein, Winston Churchill.

Mello non dice che la bocciatura rende geniali – sarebbe ridicolo. Dice che non la impedisce. Unico limite, forse, la leggera sottovalutazione del dolore concreto. Per un ragazzo che vive in un contesto familiare severo o in una piccola città dove tutti sanno tutto, la bocciatura può avere conseguenze reali, non solo psicologiche. Mello lo sa, ma sceglie il tono dell’incoraggiamento. È una scelta, non una svista.

A chiudere il volume, un’indicazione pratica: cambiare prospettiva, guardarsi da lontano. Quanto peserà questa bocciatura tra dieci, vent’anni? Poco o nulla. Purché non si resti intrappolati nello stigma. Il messaggio finale è chiaro: l’errore, il fallimento, la bocciatura non sono un muro. Sono il punto in cui si comincia a camminare su una strada nuova, magari più accidentata, ma infinitamente più personale.

Per ragazzi e genitori, insegnanti e presidi, è una lettura che meriterebbero in tanti. Soprattutto quelli che, davanti a quattro studenti che diedero fuoco a una scuola dopo una bocciatura, commentarono: “Non sopportano le frustrazioni”. Mello spiega che forse, invece, non sopportavano di non essere stati visti.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »